
La pensione di anzianità pensione di anzianità dal 2012 è stata sostituita da quella anticipata ed oggi dai 40 anni, intesi come contributi versati necessari fino ad allora, si è passati a 42 anni e 10 mesi (41 anni e 10 mesi per le donne). La pensione di vecchiaia invece ha visto l’età utile per la pensione passare, sempre a partire da quell’anno, da 65 anni a 66 e 7 mesi; per le donne ancora peggio perché fino ad allora si usciva a 60 o 61 anni in base alla tipologia di lavoro svolto. Sono gli effetti della Legge Fornero che entrò in vigore proprio a partire dal 2011, quindi risulta essere una specie di spartiacque tra due regimi normativi. Per molti però, anche oggi, nel 2016, si può uscire dal lavoro con la vecchia normativa e non ci riferiamo solo alle donne che rientrano in opzione donna o alla settima salvaguardia, ma a quella che si chiama cristallizzazione dei requisiti.
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Pensioni contributive: bomba sociale in arrivo.

La Riforma delle pensioni (DL. 201/2011), com’è noto, con i suoi requisiti severi per l’accesso al trattamento, è causa di situazioni notevolmente problematiche per un forte numero di soggetti: dipendenti licenziati alla soglia dei 60 anni che non possono più contare né sullo stipendio, né sulla pensione, sessantenni con problemi di salute che non riescono più a mandare avanti il proprio lavoro e non possono percepire un assegno pensionistico, complice il parallelo inasprimento delle commissioni mediche che riconoscono invalidità ed handicap, ecc.
Pensioni: Le novità del 2015
Pensioni: Gli effetti della riforma Dini venti anni dopo.

Per la prima volta dal 1995 il tasso di rivalutazione del montante contributivo per l’anno 2014 avrà segno negativo (-0,1927 per cento).
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