Tag: pensione

Unioni civili: al partner spetta la reversibilità della pensione.

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Dalla facoltà di ricorrere all’impresa familiare, all’attribuzione di prestazioni Inail e Inps (rendite ecc.), passando per l’indeducibilità dei compensi del partner, nel caso di professionisti, e del costo del lavoro sempre del partner, nel caso d’imprese. Queste sono in sintesi le novità più importanti che la nuova legge sulle unioni civili (che sarà pubblicata sulla Gazzetta ufficiale di lunedì 23 maggio) produrrà in materia di lavoro e previdenza. Avranno un diverso impatto nel caso di unioni tra persone dello stesso sesso o tra soggetti eterosessuali, le cosiddette coppie di fatto.
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Pensioni di inabilità: i requisiti

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L’inabilità identifica uno stato invalidità al 100% in cui il soggetto non può svolgere alcuna attività lavorativa, nemmeno a carattere temporaneo. Il nostro ordinamento prevede due trattamenti di inabilità a seconda se il soggetto abbia o meno contribuzione accreditata nel proprio conto corrente assicurativo. Si tratta dell’inabilità previdenziale, regolata dalla legge 222/1984, di cui ci stiamo occupando, e della pensione di inabilità civile regolata dall’articolo 12 della legge 118/1971 che è invece, una prestazione assistenziale, vincolata al rispetto di determinati requisiti reddituali a cui si rimanda per il relativo approfondimento.

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Pensioni di inabilità: una pronuncia della Cassazione sui requisiti.

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Le Sezioni Unite, in una recente sentenza,  hanno affermato che, ove gli elementi costitutivi della pensione di inabilità prevista dall’art. 12 della legge n. 118 del 1974 siano maturati prima del compimento del sessantacinquesimo anno di età e la relativa domanda amministrativa sia stata proposta prima di tale data, la sostituzione con l’assegno sociale opera dal primo giorno del mese successivo a quello del compimento del sessantacinquesimo anno, anche se ciò comporta che non venga pagato neanche un rateo della pensione di inabilità e si debba corrispondere direttamente l’assegno sociale.
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Fonte: www.cortedicassazione.it

 

Pensione anticipata, uscita a 64 anni con limiti per gli autonomi

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I lavoratori dipendenti del settore privato che hanno raggiunto la quota 96 entro il 2012 (cioè 60 anni di età e 36 di contributi oppure 61 anni e 35 di contributi) oppure, per le sole lavoratrici (sempre dipendenti del settore privato) che hanno raggiunto, alla medesima data, 60 anni di età e 20 anni di contributi possono uscire quest’anno all’età di 64 anni e 7 mesi. Si tratta di un beneficio previdenziale riconosciuto dall’articolo 24, comma 15-bis del decreto legge 201/2011) che è bene appuntare sul taccuino perchè non sempre viene precisato dai funzionari di Inps e patronati e dai software che indicano ai lavoratori la prima data utile di uscita. E quindi rischia di essere perso ingiustamente.

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