Categoria: Finanza

LE COMPAGNIE TEDESCHE SONO LE PIU’ VULNERABILI

Sono le compagnie assicurative tedesche, specialmente quelle di piccole dimensioni, a risultare le più deboli d’Europa.

La vulnerabilità della Germania, evidenziata anche da altri rapporti interni, è da ricondurre soprattutto alla larga diffusione di polizze con un rendimento garantito. Nonostante ciò, a livello generale, il settore assicurativo ne esce comunque in maniera positiva: il 14% delle compagnie, che rappresentano però solamente il 3% del mercato totale, sembrano non essere ancora in linea con le regole che presto entreranno in vigore.

Questo è ciò che emerge dai risultati dei tanto attesi stress test, realizzati dall’Eiopa (l’organo internazionale di vigilanza e previdenza sulle assicurazioni) in vista della Solvency 2, sullecompagnie assicurative europee (28 totali a cui si è aggiunta la Norvegia), e resi noti alla fine del passato mese di novembre. Nello specifico l’esercizio in questione ha coinvolto attivamente il 55% del mercato europeo.

Tali test sono stati messi a punto con lo scopo di saggiare la robustezza e l’integrità del settore assicurativo cercando di evidenziarne anche eventuali vulnerabilità; non si tratta perciò di un’indagine tesa a valutare l’adeguatezza delle singole imprese ed è questa la ragione per cui non sono stati resi noti i dati dettagliati relativi ad ogni compagnia assicurativa.

Per ciò che riguarda l’Italia, le nostre compagnie ne escono pienamente promosse. Sono infatti le imprese del nostro Paese, con una partecipazione totale del 60% del mercato italiano assicurativo, a risultare migliori rispetto alla media internazionale in quanto tutti i soggetti coinvolti negli stress test soddisfano i requisiti futuri essenziali imposti dalla Solvency 2, contro un 86% del campione europeo.

Fonte: www.assicurazione.it

CARTELLE EQUITALIA INEVASE: SALVI SOTTO I 300 EURO.

Per le vecchie cartelle Equitalia di importo inferiore ai 300 euro arriva lo stop ai controlli. Questo significa che le cartelle Equitalia non riscosse entro il limite di 3 anni verranno cancellate automaticamente, a patto che il loro importo non superi i 300 euro.

Vecchie cartelle Equitalia

Si tratta di una delle novità introdotte dalla Camera, con un emendamento alla Legge di Stabilità, al nuovo “piano di gestione” degli arretrati di Equitalia. Il provvedimento, per ora passato sotto silenzio, riguarda il 70% dei debiti ancora non saldati a livello di riscossione locale (anche se si tratta di una fetta minima del totale dei debiti maturati con l’Erario). Importante notare che non verrà considerata la sommatoria delle cartelle ricevute ma il singolo importo, ovvero l’articolo 2 comma 52 della Legge di Stabilità stabilisce il limite dei 300 euro di valore unitario sotto il quale le cartelle “non sono assoggettate al controllo“.

Calendario controlli

In sostanza oggi, ogni 3 anni, l’Agente di riscossione comunica agli Enti creditori (Erario, INPS, Comuni ed enti territoriali) i debiti che non è riuscito a riscuotere, quindi gli Enti dovranno procedere a cancellare l’entrata dal bilancio segnandola come “perdita”, ovviamente dopo aver verificato che Equitalia abbia effettivamente fatto il possibile per il recupero delle somme in questione. A tale controllo triennale sono tuttavia state concesse nel tempo numerose proroghe, rimandando una notevole quantità di verifiche di cartelle inesigibili: centinaia di milioni di cartelle esattoriali per un valore complessivo di 545 miliardi di euro. L’ultima proroga scadrà il  prossimo 31 dicembre 2014 così, a partire dal 1° gennaio 2015 gli Enti creditori saranno chiamati a verificare un innumerevole quantità di cartelle inesigibili, con il rischio di paralizzare le altre attività.

Il calendario di controlli approvato alla Camera ha quindi previsto di gestire prima i controlli sulle cartelle più recenti e poi quelle più vecchie: entro il 2017 Equitalia dovrebbe trasmettere a Erario, INPS ed Enti territoriali i ruoli nati nel 2014 per poi procedere con gli anni precedenti. La scelta di limitare i controlli ai debiti sotto i 300 euro nasce dunque dall’esigenza di dare maggiore respiro all’attività di verifica degli Enti. Perché il provvedimento diventi definitivo è tuttavia necessario il via libera del Senato.

 

Fonte: www.pmi.it

Come calcolare la pensione

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L’Inps sta sperimentando la “busta arancione” cioè il sistema di calcolo che consentirà ai lavoratori di ottenere una proiezione della loro pensione futura. Che non sarà inviata per posta, ma potrà essere ottenuta direttamente online. L’obiettivo è far partire il sistema l’anno prossimo, dopo 19 anni di annunci e attese.

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Il BONUS “NUOVI INVESTIMENTI” DEL DECRETO COMPETITIVITA’

Il D.L. 91/2014 (c.d. decreto “competitivita`”) in vigore dal 25 giugno 2014 (e convertito in Legge 116/2014) ripropone, con alcune novita`, l`incentivo per gli investimenti in beni strumentali realizzati da titolari di reddito di impresa (ex Tremonti-ter).
Soggetti beneficiari: l`incentivo e` riconosciuto a tutti i titolari di reddito d`impresa (ditte individuali, societa` di persone e di capitali, cooperative, stabili organizzazioni in Italia di imprese estere). I soggetti titolari di attività` industriali a rischio di incidenti sul lavoro possono usufruire del crediti dimposta solo se documentato ladempimento degli obblighi e delle prescrizioni previste dal DL n. 334/99.

Investimenti agevolabili: rilevano tutte le acquisizioni (in proprieta` o in leasing) di beni strumentali compresi nella divisione 28 della Tabella Ateco 2007 (sono esclusi tutti gli immobili e i beni immateriali) destinati a strutture produttive ubicate in Italia, effettuati nel periodo compreso tra il 25 giugno 2014 ed il 30 giugno 2015 (considerando i criteri imputazione temporale previsti dall`articolo 109 del Testo unico e quindi la data di consegna o spedizione dei beni, o la data di ultimazione delle prestazioni per gli investimenti realizzati in appalto).

L`incentivo: e` rappresentato da un credito d`imposta pari al 15% delle spese sostenute nel periodo in eccedenza rispetto alla media degli analoghi investimenti realizzati nei cinque periodi d`imposta precedenti. La media va calcolata escludendo dal computo il periodo d`imposta in cui l`investimento effettuato e` stato maggiore.
Non si considerano gli acquisti di costo unitario inferiore a 10mila euro.

Per i soggetti con periodo d`imposta coincidente con l`anno solare, per gli investimenti realizzati nel 2014, si calcolera` la media del periodo 2009-2013 (scartando l`anno con l`importo piu` elevato); per gli investimenti del primo semestre 2015, andra` calcolata la media sul quinquennio 2010-2014, sempre con esclusione dell`annualita` piu` elevata.
Le imprese che hanno iniziato la propria attivita`a meno di 5 anni, calcoleranno la media sulla base degli investimenti effettuati negli anni precedenti all`inizio dell`attivita` eliminando l`anno dell`investimento pi alto.

Start up. L`incentivo spetta anche alle imprese che inizieranno l`attivita` dopo il 25 giugno 2014; in questo caso l`intero importo degli investimenti in beni nuovi effettuati nei periodi agevolati (fino cioe` al 30 giugno 2015) sara` rilevante per il calcolo del credito di imposta del 15%.

Procedura. Il credito d`imposta potra` essere utilizzato in compensazione in F24, senza limitazioni, in tre rate annuali a decorrere dal 1 gennaio del secondo anno successivo a quello dell`investimento; quindi il credito d`imposta relativo ad investimenti effettuati nel 2014 potra` essere utilizzato (in tra rate annuali) a decorrere dal 1 gennaio 2016 (1 gennaio 2017 per gli investimenti del primo semestre 2015).

Il credito di imposta andra` contabilizzato per competenza e non concorre a formare il reddito di impresa ne` l`imponibile IRAP.

L`agevolazione non spetta (ed il credito dimposta quindi revocato) se i beni da cui deriva risultino ceduti o destinati a finalita` extraimprenditoriali prima del secondo esercizio successivo all`acquisto; per gli investimenti del 2014, dunque, il vincolo di possesso permane fino al 31 dicembre 2015. L`agevolazione e` inoltre revocata qualora i beni siano trasferiti, entro il termine per gli accertamenti (31 dicembre del quarto anno successivi a quello di presentazione del modello Unico), a strutture produttive oltrefrontiera; per gli investimenti del 2014, il termine arriva quindi al 31 dicembre 2019.

Fonte: www.ateneoweb.com

LA RIVALUTAZIONE DEI CONTRIBUTI RISCHIA DI SVALUTARE LE PENSIONI

Cosa sta succedendo?
Accade che, secondo le ultime riforme previdenziali, in particolare secondo la riforma Dini del 1995, i contributi accumulati nel corso della vita, che saranno poi restituiti come assegno pensionistico, viene rivalutato sulla base dell tasso di capitalizzazione che deriva dall’andamento quinquennale del Pil nominale.
La crescita attesa del Pil, secondo la Dini, sarebbe dovuta essere del 10,984% in dieci anni. Una stima ottimistica, che, non solo è stata disattesa, ma che non si è avvicinata minimanente alla realtà. Il dato è infatti negativo: la rivalutazione rischia di diventare una svalutazione.

Rivalutazione dei contributi al ribasso: pensioni in calo
Come siamo passati dalla rivalutazione dei contributi alla svalutazione della pensione?

La scelta di ancorare il montante alla crescita del Pil, si diceva, è inserita nella riforma Dini. Il comma 9 dell’articolo 1 della legge 335/1995 recita: «il tasso annuo di capitalizzazione è dato dalla variazione media quinquennale del prodotto interno lordo, (Pil) nominale, appositamente calcolata dall’Istat, con riferimento al quinquennio precedente l’anno da rivalutare».
Nel 2014, quindi, si è andati a vedere l’andamento del prodotto interno lordo 2009-2013, su cui pesa il -5,5% del 2009. Il tasso di capitalizzazione dei montanti contributivi, per quest’anno, è del -0,1927%. Ciò vuol dire che il montante contributivo accantonato, moltiplicato per quel numero, non cresce, ma si svaluta, ovvero perde pezzi, con effetti anche sulle pensioni del domani.

Cosa significa, in soldoni? Facciamo riferimento ad alcune simulazioni proposte da Libero. Chi al 31 dicembre del 2013 aveva accumulato 150 mila euro di contributi sconterà un taglio di 289 euro (150.000 x 0,1927:100), chi ne aveva messi da parte 100 mila euro registrerà una perdita di 192, mentre chi poteva vantare un importo da 50 mila euro si ritroverà con una sforbiciata da 96.

Il problema non riguarda solo chi ha il contributivo puro, ovvero chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996, ma anche chi al 31 dicembre 1995 aveva meno di 18 anni di contribuzione, a cui si applica, quindi, il metodo di calcolo misto, che utilizza anche il contributivo. Inoltre, per effetto della legge Fornero, dal primo gennaio 2012, anche ai lavoratori in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 18 anni al 31 dicembre 1995 è applicato il contributivo sulla quota di pensione maturate a decorrere dal 1° gennaio 2012: anche loro dovranno scontare l’effetto Pil.

E la decrescita taglia anche i tassi di sostituzione
Se parlare di svalutazione del montante contributivo dà subito l’idea di una perdita e fa crescere l’indignazione, meno tangibile è l’effetto sui tassi di sostituzione che, tuttavia, sono un indicatore fondamentale per capire quale sarà il futuro dei lavoratori.
Il tasso di sostituzione, ricordiamolo, è il rapporto tra la pensione ed il reddito da lavoro e serve per capire a quanto ammonterà il nostro assegno previdenziale in rapporto all’ultima retribuzione.

Considerando uno sviluppo del Pil reale dell’1,57%, un’inflazione al 2% ed una crescita delle retribuzioni reali dell’1,51%, secondo i dati forniti dalla Ragioneria generale dello Stato si oscilla dal 73% al 79% per i dipendenti e dal 64% al 71% per i lavoratori autonomi.
Guardando alla realtà, però, tutti i parametri sono cresciuti molto meno delle previsioni. Secondo “Il Punto” Giornata nazionale della previdenza, tra il 2008 e il 2014 avremmo dovuto avere una crescita del Pil reale del 10,984% e invece la rivalutazione in termini reali dei montanti contributivi è stata pari al – 4,541%. Risultato, ad oggi, in termini di rivalutazione dei contributi versati, siamo sotto di circa il 16%.
Alla luce di questo, i veri tassi di sostituzione dovranno essere rivisti al ribasso di almeno 10 punti percentuali, cioè sotto il 70% per i lavoratori dipendenti e sotto il 60% per gli autonomi. E se il reddito medio dei lavoratori è di 1.100 euro, è facile prevedere che la loro pensione sarà di 660 euro (il 60%), poco al di sopra della minima.

Scenderà in campo il governo?
Come si può infatti parlare di rivalutazione di pensioni se il tasso di riferimento è negativo? Un’aberrazione matematica che avrà forti ripercussioni sulle pensioni: il metodo contributivo, infatti, è nato proprio per ridurre l’incidenza delle pensioni sulla spesa pubblica. Se, in passato, i pensionati ricevevano più di quanto avessero versato (ed il surplus erano soldi pubblici), in teoria, col contributivo, questo non dovrebbe più accadere, perché le pensioni sono i soldi accantonati durante la vita lavorativa. Togliere qualcosa è come sottrarre soldi legittimamente accantonati nel “salvadanaio previdenziale”.

Ed in effetti all’Inps, presieduto da Tiziano Treu se ne sono accorti ed hanno scritto al ministero del lavoro ed economia.
Il Governo, da parte sua, potrà decidere di non applicare il tasso di capitalizzazione dei montanti contributivi per quest’anno. Come spiega Treu in un’intervista al Sole 24 Ore, «la lettera con la richiesta di pareri ai ministeri sarà inviata lunedì. Poi sarà necessario un incontro. L’Inps può fornire numeri e simulazioni sull’applicazione del tasso annuo di capitalizzazione dei montanti contributivi. Poi però toccherà ai ministeri decidere e, a mio avviso, potrebbe essere necessario anche un intervento legislativo».

Insomma, un tema caldo, perché coinvolge praticamente milioni di lavoratori, a cui il governo dovrà dare una risposta.
Senza una correzione totale, che preveda che in caso di tasso negativo, la rivalutazione viene congelata, il problema si riproporrà anche in futuro, viste le previsioni sulla crescita dell’economia, rendendo vani i sacrifici dei lavoratori.
Da una parte, dunque, serve un intervento dall’alto. Dall’altro lato, questa vicenda, comunque vada a finire, è un ulteriore indicatore di quanto sia urgente che ciascuno valuti anche forme alternative di previdenza integrativa.

Fonte:www.a1life.it

MOD. 730 PRECOMPILATO: UNA COLOSSALE FREGATURA PER 14 MILIONI DI ITALIANI

Una dichiarazione dei redditi semplificata per 20 milioni di contribuenti?
Non proprio, visto che – stimano preoccupati commercialisti, consulenti del lavoro, tributaristi e Caf – circa l’85% delle dichiarazioni che l’Agenzia delle Entrate (non) preparerà dovranno essere integrate.

E qui salta fuori il dubbio: l’innovazione della dichiarazione precompilata, fortemente voluta dal governo, quest’anno non prevederà tutta una serie di detrazioni e deduzioni che contribuiscono (al 19% delle spese sostenute), ad alleggerire il carico fiscale.

Ogni anno (dati relazione Vieri Ceriani sull’Erosione fiscale), ben 14.150mila contribuenti (circa uno su tre dei 40 milioni di contribuenti censiti), portano al commercialista, al consulente o ai Caf spese mediche e sanitarie. Ebbene quest’anno (2015, redditi 2014), queste spese non saranno calcolate dal fisco ai fini di conteggiare l’eventuale detrazione che spetta ad ognuno di noi.

In media ogni anno ciascun italiano – inserendo nella dichiarazione dei redditi scontrini di farmaci, visite mediche e fatture per prestazioni sanitarie – ottiene uno sconto di 166 euro. Un rimborso fiscale esiguo, certo, che però moltiplicato per 14 milioni e rotti di contribuenti fa la bellezza di oltre 2,3 miliardi che l’Erario non incassa (e che il sostituto d’imposta il luglio successivo deve restituire).

Il governo ha spiegato che quest’anno, visto che il 730 precompilato è stato lanciato con così poco preavviso, non saranno calcolate le eventuali detrazioni spettanti per spese mediche e sanitarie, spese funerarie e erogazioni a onlus e associazioni benefiche.

Il grande fratello fiscale, non sarebbe in grado di calcolare l’esatto ammontare delle detrazioni spettanti perché se è vero che conosce dalle farmacie (scontrino elettronico farmaceutico), i nostri acquisti con codice fiscale, non ha invece una banca dati delle altre spese sanitarie. Visite specialistiche, terapie odontoiatriche, presidi medici (occhiali o protesi), non vengono censiti anche se fatturate elettronicamente e quindi l’incrocio telematico di dati non è oggi possibile.

Se è vero che la fattura del cardiologo o del dentista non è quasi mai telematica, gli scontrini della farmacia però risultano all’Agenzia, che monitorizza (con Sogei), tramite il codice fiscale l’andamento della spesa, salvo poi tirarsi indietro quando si tratta calcolare e riconoscere automaticamente le detrazioni spettanti (19% di quanto speso), al contribuente.

Ma c’è dell’altro: l’introduzione della precompilata prevede che il contribuente che accetta, senza modificare o integrazioni, la dichiarazione abbia una sorta di immunità. Insomma, chi accetta quanto scrive l’Agenzia non verrà sottoposto a eventuali controlli e accertamenti ex post.

Chi invece volesse integrare la dichiarazione rientrerà nel potenziale bacino dei controlli automatici. Se invece si accetterà la dichiarazione ma si apporteranno delle modifiche «che incidono sulla determinazione del reddito o dell’imposta, il contribuente non beneficierà dall’esclusione dai controlli».

Tradotto: se si accetta per buono la dichiarazione delle Entrate, si ha “l’immunità fiscale”. Se invece si integra, magari chiedendo la detrazione del 19% delle spese mediche sostenute, il fisco continuerà a controllare. Considerando il rimborso fiscale medio – 166 euro, stimato dal ministero dell’Economia – c’è da chiedersi quanti saranno gli italiani che per pochi spiccioli, rinunceranno a chiedere il rimborso pur di evitare di finire nel calderone dei controlli postumi.

Ogni anno l’Agenzia delle Entrate inviai ben 900mila richieste di chiarimento in merito alle dichiarazioni dei redditi consegnate da altrettanti contribuenti. La precompilata dovrebbe servire per abbattere questo carteggio. O meglio: le richieste di chiarimento giungerebbero solo ai professionisti e ai Centri di assistenza fiscale. Ma nel caso in cui non si accettasse la dichiarazione compilata dal fisco, allora resterebbe valida la facoltà di controllo.

Sorge il sospetto che escludere l’automatismo di calcolo per le spese mediche (così come per quelle funebri, le donazioni o le spese di istruzione), e introducendo contestualmente “l’immunità dai controlli” per chi accetta passivamente la dichiarazione preparata dall’Agenzia delle Entrate, sia un modo per contenere e ridurre le richieste di rimborso, vista anche l’esiguità degli importi. E così lo Stato eviterebbe di restituire – nel luglio dell’anno successivo – le eventuali maggiorazioni d’imposta già pagate. Il vantaggio per le casse dello Stato sarebbe più che simbolico. Milioni di contribuenti che non reclamano rimborsi, si traducono in miliardi di maggiore disponibilità per il bilancio pubblico.

Non è proprio un taglio delle detrazioni vigenti – come ipotizzato già nel 2013 – ma gli assomiglia molto…

Il 42% dei giovani lavoratori di oggi avrà pensione sotto mille euro a mese

ROMA – Il 42% dei giovani (25-34 anni) lavoratori dipendenti di oggi andra’ in pensione intorno al 2050 con meno di 1.000 euro al mese. E’ quanto emerge dai risultati del primo anno di lavoro del progetto ‘Welfare, Italia. Laboratorio per le nuove politiche sociali’ di Censis e Unipol.

La ricerca – sulla base di una stima del Censis su dati Istat e Ragioneria generale dello Stato – sottolinea come attualmente i dipendenti in questa fascia di età che guadagnano una cifra inferiore ai 1.000 euro siano il 31,9%. “Ciò significa che in molti si troveranno ad avere dalla pensione pubblica un reddito addirittura più basso di quello che avevano a inizio carriera”, spiega l’indagine. E ricorda che “la previsione riguarda i più ‘fortunati’, cioé i 4 milioni di giovani oggi ben inseriti nel mercato del lavoro, con contratti standard: poi ci sono 1 milione di giovani autonomi o con contratti atipici e 2 milioni di giovani che non studiano né lavorano”. Inoltre, il rapporto Censis e Unipol, evidenzia che l’Italia é uno dei Paesi più vecchi e longevi al mondo: “Nel 2030 gli anziani over-64 anni saranno più del 26% della popolazione totale: ci saranno 4 milioni di persone non attive in più e 2 milioni di attivi in meno”.

Quindi, “il sistema pensionistico dovrà confrontarsi con seri problemi di compatibilità ed equità”. Per Censis e Unipol “se le riforme delle pensioni degli anni ’90 hanno garantito la sostenibilita’ finanziaria a medio termine del sistema, oggi preoccupa il costo sociale della riduzione delle tutele per le generazioni future”. Infatti, spiega l’indagine, “a fronte di un tasso di sostituzione del 72,7% calcolato per il 2010, nel 2040 i lavoratori dipendenti beneficeranno di una pensione pari a poco più del 60% dell’ultima retribuzione (andando in pensione a 67 anni con 37 anni di contributi), mentre gli autonomi vedranno ridursi il tasso fino a meno del 40% (a 68 anni con 38 anni di contributi)”.

Fonnte: www.ansa.it

Le famiglie italiane preferiscono il risparmio gestito

La fotografia scattata ad agosto dalla Banca d’Italia nel Supplemento al Bollettino Statistico sui portafogli finanziari delle famiglie, su dati relativi al primo trimestre di quest’anno, ha confermato le tendenze della domanda emerse nel 2013. Le famiglie hanno investito nel primo trimestre del 2014 in strumenti di risparmio gestito, in misura più intensa rispetto allo stesso periodo del 2013, grazie ai maggiori investimenti in prodotti assicurativi vita, e in depositi bancari e postali. Sono risultati in contrazione i titoli di debito pubblici e bancari. Dal 2012, quando si sono osservati i primi segnali di ricomposizione dei portafogli, le famiglie italiane hanno complessivamente disinvestito oltre 105 miliardi di euro da titoli governativi e obbligazioni bancarie italiane, investito più di 95 miliardi di euro in fondi comuni, polizze assicurative e prodotti previdenziali, mentre altri 90 sono stati riversati sui depositi, in particolare i depositi a risparmio verso i quali si sono maggiormente orientate le politiche di offerta delle banche negli ultimi anni.

Prometeia aggiorna l’evoluzione degli investimenti delle famiglie sulla base di una lettura congiunta delle statistiche mensili sulla raccolta bancaria e postale, sui titoli di Stato e sugli strumenti di risparmio gestito. Secondo queste stime nei mesi più recenti lo sviluppo degli investimenti delle famiglie ha confermato le linee emerse a inizio 2014: la bassa redditività della liquidità e degli investimenti obbligazionari a medio/lungo termine, coniugata a condizioni positive sui mercati finanziari, hanno ancora favorito l’allocazione del risparmio delle famiglie in prodotti gestiti, assicurativi e previdenziali. Nel dettaglio, le famiglie hanno investito nel secondo trimestre dell’anno 25 miliardi di euro in fondi comuni, gestioni patrimoniali e polizza vita, decumulando titoli in amministrazione per poco meno di 30 miliardi di euro. La componente dei depositi è stata ancora positiva, ma lo sviluppo ormai è legato esclusivamente ai depositi a vista, l’unica forma tecnica positiva come effetto del basso costo opportunità di detenere liquidità. Le altre forme di deposito – a risparmio e i conti correnti vincolati – sono invece negativi a partire da aprile, con deflussi in progressiva accentuazione anche per il mancato rinnovo, agli attuali bassi tassi di interesse, dei vincoli stipulati fino a metà 2013.

I maggiori investimenti delle famiglie in prodotti gestiti e assicurativi continuano a segnalare anche nei mesi più recenti la maggiore propensione delle banche a offrire prodotti di raccolta indiretta. Nel comparto dei fondi comuni, i flussi di raccolta netta delle SGR di matrice bancaria sono stati pari a 10 miliardi di euro complessivi tra luglio e agosto. Sostegno a questa evoluzione è arrivato dall’annuncio di giugno delle nuove misure della BCE a sostegno delle esigenze di liquidità delle banche per il finanziamento degli impieghi che, a parità di altre condizioni, riducono la necessità di collocare strumenti di raccolta diretta nel portafoglio delle famiglie.

Fonte: http://www.prometeia.it/it

FONDO MICROCREDITO D’IMPRESA DELLA REGIONE PUGLIA: rivolto alle imprese delle provincie pugliesi.

Le microimprese che intendano effettuare nuovi investimenti in una sede operativa da più di 6 mesi in Puglia e che devono essere considerate imprese “non bancabili”. Le forme giuridiche che possono richiedere il finanziamento sono le seguenti:
– ditta individuale;
– società in nome collettivo;
– società in accomandita semplice;
– società cooperative;
– società a responsabilità limitata semplificata;
– attività professionali e di consulenza esercitate in forma individuale;
– associazioni tra professionisti.

Attività che non possono essere finanziate:
– pesca e dell’acquacoltura;
– produzione primaria prodotti agricoli;
– settore carboniero e siderurgia;
– imprese attive nella trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli;
– trasporto di merci su strada;
– settore della costruzione navale;
– fibre sintetiche;
– fornitura e produzione di energia, acqua e gestione di reti fognarie;
– attività finanziarie, assicurative, immobiliari, attività di noleggio e leasing operativo;
– attività riguardanti le lotterie, le scommesse e le case da gioco;
– attività di organizzazioni associative;
– attività commerciali e di intermediazione.

I finanziamenti concessi saranno erogati ai destinatari sotto forma di mutui chirografari con le seguenti caratteristiche:
– importo minimo: 5.000,00 €;
– importo massimo 25.000,00 €;
– durata massima: 60 mesi più preammortamento della durata di 6 mesi;
– tasso di interesse: fisso, pari al 70% del tasso di riferimento UE (meno dell’1%);
– rimborso: in rate costanti;
– garanzie: al momento dell’istruttoria dell’istanza di finanziamento non saranno richieste garanzie reali, patrimoniali e finanziarie, fatta eccezione per le società cooperative a responsabilità limitata.

Sono ammissibili le spese per l’investimento (che devono rappresentare almeno il 30% del totale delle spese previste nell’istanza di finanziamento):
– opere murarie e assimilate;
– acquisto di macchinari, impianti e attrezzature varie, nonché automezzi nei casi in cui gli stessi siano di tipo commerciale;
– acquisto di programmi informatici commisurati alle esigenze produttive e gestionali dell’impresa;
– trasferimenti di tecnologia mediante l’acquisto di diritti di brevetto e licenze, connessi alle esigenze produttive e gestionali dell’impresa.

Sono ammissibili le seguenti altre spese al netto dell’IVA (che non devono superare il 70% del totale delle spese previste nell’istanza di finanziamento):
– spese relative all’acquisto di materie prime, semilavorati, materiali di consumo;
– spese di locazione di immobili derivanti da contratti registrati o di affitto impianti/apparecchiature di produzione;
utenze: energia, acqua, riscaldamento, telefoniche e connettività corrisposte direttamente ai gestori sulla base di contratti intestati all’impresa beneficiaria;
– premi per polizze assicurative su beni materiali mobili o immobili di proprietà dell’impresa;
– acquisto di macchinari, impianti, attrezzature e automezzi usati da imprese che svolgano abitualmente attività di commercializzazione di tali beni.

Il richiedente dovrà indicare le generalità della persona che esprimerà una garanzia morale sulla solvibilità e moralità dell’impresa proponente. Potranno rilasciare garanzie morali persone che operano sul territorio regionale con un ruolo di riferimento rispetto a specifiche comunità o gruppi sociali purché radicati sul territorio in cui operano. Tra questi, sono abilitati a prestare garanzie morali rappresentanti o responsabili di:
– associazioni iscritte al Registro regionale delle associazioni di promozione sociale;
– associazioni iscritte al Registro regionale delle associazioni di volontariato;
– organizzazioni religiose;
– fondazioni e ONG;
– organizzazioni sindacali e datoriali;
– associazioni iscritte al Registro Nazionale delle Associazioni e Società Sportive dilettantistiche;
– associazioni iscritte al Registro regionale delle associazioni di immigrati;
– associazioni culturali iscritte ad Albi tenuti da Pubbliche Amministrazioni;
– associazioni iscritte al Registro regionale delle Associazioni femminili;
– uffici delle Pubbliche Amministrazioni.