Buy term and invest the difference” dice il motto anglosassone. Ossia prima proteggiti e poi investi ciò che ti resta. Pianificare i propri bisogni assicurativi e finanziari, significa cautelarsi dai rischi quotidiani e proteggere la propria vecchiaia.

Questo motto purtroppo in Italia, non è molto diffuso e la scarsa protezione dai rischi è fattore che rende molti nostri connazionali esposti a varie forme di variabili: dal rischio di sopravvivere al proprio denaro (ergo non avere sufficienti disponibilità economiche una volta in pensione); sopravvivere al rischio sanitario, sopravvivere al rischio infortuni/invalidità, per non parlare di tutte quelle coperture da responsabilità civile di cui si scopre l’importanza in occasione di problemi: liti con i vicini o danni a terzi provocati dal maltempo, cani e o minori.
Per tutto ciò la protezione è la prima area di analisi di una perfetta pianificazione finanziaria.
In termini concreti, ciascuno di noi è esposto a rischi che possono essere assunti consapevolmente, ridotti o trasferiti ad altri.
Ciò che davvero non si giustifica è la inconsapevolezza, ossia subire i rischi perché non c’è stata la capacità (o stimolo) necessaria per poter esaminare compiutamente il proprio livello di protezione, l’esito delle possibili conseguenze, le modalità e i costi/benefici di trasferire ad altri l’alea del rischio.
Dunque, cosa fare prima per non lamentarsi dopo?
Ecco cinque suggerimenti:
– Individuare e quantificare i rischi che si corrono a livello personale e familiare;
– Valutare l’impatto economico di tali rischi sulla propria stabilità economica e finanziaria;
– Selezionare i rischi che si ritengono non direttamente gestibili e che quindi si ritiene trasferire a terzi;
– Misurare le risorse economiche che normalmente si ottengono dalla sottrazione dagli obiettivi identificati ciò che potrà aiutarci a ridurre le conseguenze dell’evento a “rischio”;
– Selezionare le modalità più efficienti ed efficaci per ottenere la stabilità economica nel presente e nel futuro.
La prima scelta quando si affronta il tema della protezione è quello del “cosa proteggo”: ossia quali rischi è bene proteggere.
I rischi che possono e devono essere oggetto delle analisi sulla protezione sono quelli “puri” o “immediati”, ossia quelli che sono molto probabili e molto gravi e (a solo titolo di esempio) se ne riporta un elenco:
– Invalidità da infortunio o malatia;
– Premorienza
– Grandi spese sanitarie;
– Perdita di autosufficienza;
– Danni patrimoniali alla proprieta;
– Responsabilità civile connessa ai fati della vita privata.
La definizione accurata delle proprie esigenze di protezione è un fatto sia qualitativo che quantitativo.
Sotto il profilo qualitativo, ognuno è esposto a particolari rischi che vanno analizzati sotto un duplice aspetto: l’esposizione probabilistica all’evento fortuito e il danno economico che si verrebbe a creare se il rischio si manifestasse.
Sotto l’aspetto probabilistico è bene farsi aiutare da un consulente finanziario il quale aiuterà a comprendere il grado di esposizione che è dato da diversi fattori (età, sesso, attività svolta, condizione familiare).
In linea generale, bisogna cercare di evitare dii concentrarsi su rischi inesistenti e invece preoccuparsi di rimuovere quei rischi probabili ma gravi.
Sotto l’aspetto quantitativo si tratta di quantificare il danno atteso al patrimonio/reddito in conseguenza del verificarsi dell’evento rischioso.
E’ decisivo poi definire gli obiettivi quantitativi: ossia quante risorse economiche e finanziarie servirebbero al verificarsi dell’evento.
L’esito finale della pianificazione assicurativa e finanziaria consiste pertanto nella ricerca delle soluzioni utili a conseguire il massimo della protezione con il minimo impegno finanziario.
I sette principi cui attenersi per una buona pianificazione finanziaria sono:
– La società cui si trasferisce il rischio;
– I tempi;
– La selezione dei rischi singoli;
– Gli andamenti:
– Le forme assicurative;
– La suddivisione dei rischi tra individuo e collettività;
– Il cittadino stesso.
Il grande alleato nel team consulente-cittadino è dato dalla società, che in base a principi mutualistici consente a tante singole persone di non doversi mai privare di molto mettendo in comune i propri rischi.
L’utilizzo di una assicurazione, in questa prospettiva, significa godere del beneficio di far sopportare a soggetti che hanno a disposizione somme immensamente maggiori di quelle versate per proteggersi dal rischio stesso.
In buona sostanza una consulenza ben fatta è quella che analizza i bisogni attuali e gli obiettivi/sogni futuri in modo da renderli coerenti con l’andamento delle somme assicurate in modo tale da proteggere il cittadino da quei rischi che, se si verificano, possono mandare in default economico la persona (e/o la famiglia) e comprometterne la vecchiaia.
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Fonte: www.ilsole24ore.com