Autore: Massimo Lotti

Il 42% dei giovani lavoratori di oggi avrà pensione sotto mille euro a mese

ROMA – Il 42% dei giovani (25-34 anni) lavoratori dipendenti di oggi andra’ in pensione intorno al 2050 con meno di 1.000 euro al mese. E’ quanto emerge dai risultati del primo anno di lavoro del progetto ‘Welfare, Italia. Laboratorio per le nuove politiche sociali’ di Censis e Unipol.

La ricerca – sulla base di una stima del Censis su dati Istat e Ragioneria generale dello Stato – sottolinea come attualmente i dipendenti in questa fascia di età che guadagnano una cifra inferiore ai 1.000 euro siano il 31,9%. “Ciò significa che in molti si troveranno ad avere dalla pensione pubblica un reddito addirittura più basso di quello che avevano a inizio carriera”, spiega l’indagine. E ricorda che “la previsione riguarda i più ‘fortunati’, cioé i 4 milioni di giovani oggi ben inseriti nel mercato del lavoro, con contratti standard: poi ci sono 1 milione di giovani autonomi o con contratti atipici e 2 milioni di giovani che non studiano né lavorano”. Inoltre, il rapporto Censis e Unipol, evidenzia che l’Italia é uno dei Paesi più vecchi e longevi al mondo: “Nel 2030 gli anziani over-64 anni saranno più del 26% della popolazione totale: ci saranno 4 milioni di persone non attive in più e 2 milioni di attivi in meno”.

Quindi, “il sistema pensionistico dovrà confrontarsi con seri problemi di compatibilità ed equità”. Per Censis e Unipol “se le riforme delle pensioni degli anni ’90 hanno garantito la sostenibilita’ finanziaria a medio termine del sistema, oggi preoccupa il costo sociale della riduzione delle tutele per le generazioni future”. Infatti, spiega l’indagine, “a fronte di un tasso di sostituzione del 72,7% calcolato per il 2010, nel 2040 i lavoratori dipendenti beneficeranno di una pensione pari a poco più del 60% dell’ultima retribuzione (andando in pensione a 67 anni con 37 anni di contributi), mentre gli autonomi vedranno ridursi il tasso fino a meno del 40% (a 68 anni con 38 anni di contributi)”.

Fonnte: www.ansa.it

Le famiglie italiane preferiscono il risparmio gestito

La fotografia scattata ad agosto dalla Banca d’Italia nel Supplemento al Bollettino Statistico sui portafogli finanziari delle famiglie, su dati relativi al primo trimestre di quest’anno, ha confermato le tendenze della domanda emerse nel 2013. Le famiglie hanno investito nel primo trimestre del 2014 in strumenti di risparmio gestito, in misura più intensa rispetto allo stesso periodo del 2013, grazie ai maggiori investimenti in prodotti assicurativi vita, e in depositi bancari e postali. Sono risultati in contrazione i titoli di debito pubblici e bancari. Dal 2012, quando si sono osservati i primi segnali di ricomposizione dei portafogli, le famiglie italiane hanno complessivamente disinvestito oltre 105 miliardi di euro da titoli governativi e obbligazioni bancarie italiane, investito più di 95 miliardi di euro in fondi comuni, polizze assicurative e prodotti previdenziali, mentre altri 90 sono stati riversati sui depositi, in particolare i depositi a risparmio verso i quali si sono maggiormente orientate le politiche di offerta delle banche negli ultimi anni.

Prometeia aggiorna l’evoluzione degli investimenti delle famiglie sulla base di una lettura congiunta delle statistiche mensili sulla raccolta bancaria e postale, sui titoli di Stato e sugli strumenti di risparmio gestito. Secondo queste stime nei mesi più recenti lo sviluppo degli investimenti delle famiglie ha confermato le linee emerse a inizio 2014: la bassa redditività della liquidità e degli investimenti obbligazionari a medio/lungo termine, coniugata a condizioni positive sui mercati finanziari, hanno ancora favorito l’allocazione del risparmio delle famiglie in prodotti gestiti, assicurativi e previdenziali. Nel dettaglio, le famiglie hanno investito nel secondo trimestre dell’anno 25 miliardi di euro in fondi comuni, gestioni patrimoniali e polizza vita, decumulando titoli in amministrazione per poco meno di 30 miliardi di euro. La componente dei depositi è stata ancora positiva, ma lo sviluppo ormai è legato esclusivamente ai depositi a vista, l’unica forma tecnica positiva come effetto del basso costo opportunità di detenere liquidità. Le altre forme di deposito – a risparmio e i conti correnti vincolati – sono invece negativi a partire da aprile, con deflussi in progressiva accentuazione anche per il mancato rinnovo, agli attuali bassi tassi di interesse, dei vincoli stipulati fino a metà 2013.

I maggiori investimenti delle famiglie in prodotti gestiti e assicurativi continuano a segnalare anche nei mesi più recenti la maggiore propensione delle banche a offrire prodotti di raccolta indiretta. Nel comparto dei fondi comuni, i flussi di raccolta netta delle SGR di matrice bancaria sono stati pari a 10 miliardi di euro complessivi tra luglio e agosto. Sostegno a questa evoluzione è arrivato dall’annuncio di giugno delle nuove misure della BCE a sostegno delle esigenze di liquidità delle banche per il finanziamento degli impieghi che, a parità di altre condizioni, riducono la necessità di collocare strumenti di raccolta diretta nel portafoglio delle famiglie.

Fonte: http://www.prometeia.it/it

FONDO MICROCREDITO D’IMPRESA DELLA REGIONE PUGLIA: rivolto alle imprese delle provincie pugliesi.

Le microimprese che intendano effettuare nuovi investimenti in una sede operativa da più di 6 mesi in Puglia e che devono essere considerate imprese “non bancabili”. Le forme giuridiche che possono richiedere il finanziamento sono le seguenti:
– ditta individuale;
– società in nome collettivo;
– società in accomandita semplice;
– società cooperative;
– società a responsabilità limitata semplificata;
– attività professionali e di consulenza esercitate in forma individuale;
– associazioni tra professionisti.

Attività che non possono essere finanziate:
– pesca e dell’acquacoltura;
– produzione primaria prodotti agricoli;
– settore carboniero e siderurgia;
– imprese attive nella trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli;
– trasporto di merci su strada;
– settore della costruzione navale;
– fibre sintetiche;
– fornitura e produzione di energia, acqua e gestione di reti fognarie;
– attività finanziarie, assicurative, immobiliari, attività di noleggio e leasing operativo;
– attività riguardanti le lotterie, le scommesse e le case da gioco;
– attività di organizzazioni associative;
– attività commerciali e di intermediazione.

I finanziamenti concessi saranno erogati ai destinatari sotto forma di mutui chirografari con le seguenti caratteristiche:
– importo minimo: 5.000,00 €;
– importo massimo 25.000,00 €;
– durata massima: 60 mesi più preammortamento della durata di 6 mesi;
– tasso di interesse: fisso, pari al 70% del tasso di riferimento UE (meno dell’1%);
– rimborso: in rate costanti;
– garanzie: al momento dell’istruttoria dell’istanza di finanziamento non saranno richieste garanzie reali, patrimoniali e finanziarie, fatta eccezione per le società cooperative a responsabilità limitata.

Sono ammissibili le spese per l’investimento (che devono rappresentare almeno il 30% del totale delle spese previste nell’istanza di finanziamento):
– opere murarie e assimilate;
– acquisto di macchinari, impianti e attrezzature varie, nonché automezzi nei casi in cui gli stessi siano di tipo commerciale;
– acquisto di programmi informatici commisurati alle esigenze produttive e gestionali dell’impresa;
– trasferimenti di tecnologia mediante l’acquisto di diritti di brevetto e licenze, connessi alle esigenze produttive e gestionali dell’impresa.

Sono ammissibili le seguenti altre spese al netto dell’IVA (che non devono superare il 70% del totale delle spese previste nell’istanza di finanziamento):
– spese relative all’acquisto di materie prime, semilavorati, materiali di consumo;
– spese di locazione di immobili derivanti da contratti registrati o di affitto impianti/apparecchiature di produzione;
utenze: energia, acqua, riscaldamento, telefoniche e connettività corrisposte direttamente ai gestori sulla base di contratti intestati all’impresa beneficiaria;
– premi per polizze assicurative su beni materiali mobili o immobili di proprietà dell’impresa;
– acquisto di macchinari, impianti, attrezzature e automezzi usati da imprese che svolgano abitualmente attività di commercializzazione di tali beni.

Il richiedente dovrà indicare le generalità della persona che esprimerà una garanzia morale sulla solvibilità e moralità dell’impresa proponente. Potranno rilasciare garanzie morali persone che operano sul territorio regionale con un ruolo di riferimento rispetto a specifiche comunità o gruppi sociali purché radicati sul territorio in cui operano. Tra questi, sono abilitati a prestare garanzie morali rappresentanti o responsabili di:
– associazioni iscritte al Registro regionale delle associazioni di promozione sociale;
– associazioni iscritte al Registro regionale delle associazioni di volontariato;
– organizzazioni religiose;
– fondazioni e ONG;
– organizzazioni sindacali e datoriali;
– associazioni iscritte al Registro Nazionale delle Associazioni e Società Sportive dilettantistiche;
– associazioni iscritte al Registro regionale delle associazioni di immigrati;
– associazioni culturali iscritte ad Albi tenuti da Pubbliche Amministrazioni;
– associazioni iscritte al Registro regionale delle Associazioni femminili;
– uffici delle Pubbliche Amministrazioni.

Se le assicurazioni finanziano le imprese

CREDITO ANCHE DALLE ASSICURAZIONI

Tra le materie toccate dal decreto competitività, recentemente convertito in legge (Dl 91/2014), uno spazio importante è riservato all’apertura del mercato del credito alle compagnie di assicurazione, soggetti che in passato non potevano partecipare direttamente all’intermediazione creditizia. Il Governo Renzi, con questo intervento, ha proseguito la strada inizialmente intrapresa dall’esecutivo di Mario Monti, e successivamente anche da quello di Enrico Letta, di offrire altre fonti di finanziamento per le imprese rispetto al canale bancario, soprattutto nell’attuale contesto di stretta creditizia (credit crunch). (1)
Come accade per quasi ogni legge emanata nel Bel paese, “il diavolo sta nei dettagli”, o meglio nei decreti e nei regolamenti attuativi. La norma, infatti, prevede che gli istituti di credito continueranno a svolgere un ruolo fondamentale nelle operazioni di finanziamento, imponendo che la banca “trattenga un significativo interesse economico nell’operazione fino alla scadenza dell’operazione” (articolo 22, comma 4, lettera b). La questione che andrà ora chiarita sono le modalità attraverso cui il sistema bancario continuerà a “trattenere” l’interesse economico.

L’ESEMPIO DEI SUBPRIME

Se da un lato chiamare in causa gli istituti di credito in questa fase iniziale può rappresentare un’opportunità, data l’esigenza che nelle assicurazioni si formino quelle competenze necessarie a operare correttamente sul mercato del credito, dall’altro uno stabile coinvolgimento delle banche non appare auspicabile. (2) Il semplice mantenimento di parte del rischio in capo agli istituti di credito non è infatti sufficiente a limitare l’emergere di situazioni di azzardo morale.
Un chiaro esempio al riguardo è offerto da quanto avvenuto negli Stati Uniti sul mercato dei mutui subprime prima della sua implosione nell’agosto del 2007. Questi mutui ad altissimo rischio venivano erogati dal sistema bancario statunitense, ma poi venivano cartolarizzati e ceduti a società veicolo (special purpose vehicle, Spv), sempre riconducibili ai gruppi bancari, che successivamente li impacchettavano in un pool di crediti (cosiddetti collateralized debt obligation, o Cdo). (3) Il pacchetto di crediti così formato, che poteva includere anche migliaia di singoli mutui subprime, veniva quindi suddiviso in tre diverse tranche in base al rischio sottostante: i) la tranche equity, quella più rischiosa in quanto, in caso di insolvenza dei mutuatari, doveva coprire per intero le prime perdite subite fino al raggiungimento di una certa soglia (generalmente il 5 per cento); ii) la tranche mezzanino, che copriva le successive perdite fino a una soglia più alta (generalmente dal 5 al 25 per cento), e che quindi aveva un rischio medio; iii) la tranche senior, che veniva “aggredita” solo per la restante parte delle perdite, e quindi la meno rischiosa.
La tranche mezzanino e quella senior venivano poi cedute sul mercato, oppure riaccorpate in altri pool di Cdo. Generalmente le banche, soprattutto di maggiori dimensioni, tendevano a trattenere la tranque equity, quella più rischiosa, al fine di segnalare al mercato la fiducia circa la buona qualità dei titoli cartolarizzati.
Tutto questo meccanismo è però clamorosamente collassato e ciò è accaduto soprattutto per il fenomeno della selezione avversa. Un’evidenza empirica al riguardo ci è offerta da uno studio di Benjamin Keys, Tanmoy Mukherjee, Amit Seru e Vikrant Vig, che ha esaminato un ampio campione di mutui cartolarizzati secondo le regole standard previste dalle agenzie governative Fannie Mae e Freddie Mac. (4) Quelle regole, nello specifico, imponevano ai mutui una soglia minima di credit score per poter essere inclusi nei titoli cartolarizzati. In altri termini, i mutuatari con un merito creditizio troppo basso, e quindi con una più alta probabilità di default, non dovevano essere inclusi nei mutui cartolarizzati che poi avrebbero ricevuto la garanzia delle due agenzie. Keys, Mukherjee, Seru e Vig hanno riscontrato che i mutuatari con un giudizio prossimo alla soglia, ma in ogni caso superiore al livello minimo e quindi beneficiari della garanzia di Fannie Mae e Freddie Mac, hanno evidenziato ex-post un probabilità di default tra il 10 e il 25 per cento più alta rispetto a quella dei soggetti con uno score di poco inferiore alla soglia. Tale controsenso economico, per cui a un giudizio sul merito creditizio più elevato dovrebbe corrispondere una minore probabilità di mancato pagamento, viene spiegato dagli autori come evidenza del fatto che le banche si siano liberate, attraverso le cartolarizzazioni, dei finanziamenti più rischiosi, mantenendo invece quelli con una più alta probabilità di recupero, e nel fare ciò hanno sfruttato le informazioni qualitative (soft information) a loro disposizione.
Tornando al caso italiano, lasciare il “pallino” della selezione delle imprese meritevoli di essere finanziate alle banche potrebbe determinare anche nel nostro mercato l’emergere del fenomeno della selezione avversa, per cui gli istituti di credito manterrebbero le imprese migliori, scaricando sulle assicurazioni il peso maggiore delle aziende in cui la probabilità di insolvenza è più elevata.
Per liberalizzare efficacemente il mercato del credito, e prevenire distorsioni che potrebbero compromettere la stabilità finanziaria, è quindi importante che alle compagnie di assicurazione vengano offerti adeguati spazi di manovra nella selezione delle imprese meritevoli di essere finanziate, evitando allo stesso tempo potenziali arbitraggi regolamentari, soprattutto nei gruppi misti bancario-assicurativi, come giustamente evidenziato da Giorgio Gobbi, capo del servizio di stabilità finanziaria della Banca d’Italia. (5)

(1) Al Governo Monti si deve il primo tentativo, non pienamente riuscito, di rivitalizzare il mercato dei cosiddetti mini-bond.
(2) Si veda al riguardo Stefano Corsaro, 2014, “Banche, obbligazioni, assicurazioni: quale futuro per i finanziamenti alle imprese?”, FinRiskAlert.it.
(3) I mutui subprime sono crediti finalizzati all’acquisto di abitazioni concessi a prenditori aventi uno scarso merito creditizio, ad esempio per il basso reddito e la contemporanea presenza di altri debiti.
(4) Keys Benjamin J, Tanmoy Mukherjee, Amit Seru, Vikrant Vig, 2010, “Did securitization lead to lax screening? Evidence from subprime loans”, The Quarterly Journal of Economics 125:1, 307-362.
(5) Gobbi G., 2014, Audizione nell’ambito dell’esame del disegno di legge n. 1541, concernente la conversione in legge del decreto legge 24 giugno 2014, n.91, Banca d’Italia.

Fonte: www.lavoce.info

Rischio “redditometro” anche nei prestiti tra familiari?

Tra familiari conviventi (coniugi, genitori, figli), ma anche tra parenti stretti (fratelli, sorelle, nonni, nipoti, ecc.) e` frequente il ricorso a prestiti infruttiferi per le necessita` piu` importanti (come per esempio l`acquisto di un`autovettura o di un fabbricato da destinare ad abitazione).
In considerazione del rapporto in essere tra le parti, questi prestiti non vengono spesso in alcun modo formalizzati rappresentando piu` che altro “impegni morali”.

Oggi pero`, i nuovi strumenti utilizzati dall`Amministrazione Finanziaria per la ricerca di redditi imponibili non dichiarati (uno su tutti, il REDDITOMETRO) non consentono piu` di affrontare questi eventi senza un riscontro anche formale (vale la pena ricordare che nel processo tributario non sono ammesse le testimonianze, e tantomeno quelle dei familiari).
E` quindi di fondamentale importanza poter documentare l`origine delle somme confluite nella disponibilita` del soggetto che poi ha sostenuto la spesa.

Una precisa e provata individuazione del tipo di rapporto acceso (prestito infruttifero) consente inoltre di escludere che l`elargizione possa essere interpretata come una donazione o che il concedente possa maturare interessi attivi (imponibili IRPEF).

Pertanto, onde evitare di incorrere in contenziosi tributari, è bene che i “prestiti tra familiari” avvengano SEMPRE con scrittura privata, datata e firmata da tutti i soggetti coinvolti.

Tale scrittura privata deve avere una “data certa” che può essere ottenuta con varie modalità:

  • registrando la scrittura privata presso l`Agenzia delle Entrate (e considerando l`assoggettazione all`imposta di registro) ;
  • con uno scambio di corrispondenza con raccomandata a.r. senza
  • tramite l`apposizione della data certa presso un ufficio postale, in autoprestazione
  • ricorrendo alla firma elettronica dell`atto (con marca temporale)

Inoltre, è bene prestare attenzione, sia nella fase di concessione che in quella di rimborso, al rispetto delle norme antiriciclaggio e in particolare al rispetto dei limiti previsti per l`utilizzo di contanti.
Il consiglio  è quello di ricorrere sempre e comunque a modalità di trasferimento fondi “con tracciabilità” (bonifico o assegni non trasferibili).

Fonte: www.ateneoweb.com

PENSIONI: A rischio la previdenza per i giovani

Anche l’attuale numero uno dell’Inps, il commissario Vittorio Conti, ritiene verosimile l’introduzione di criteri di flessibilità nell’uscita dal mondo del lavoro. Conti, intervenendo ad un seminario, si è detto convinto di come la struttura di riferimento del sistema previdenziale pubblico debba essere “più flessibile in merito a tempi e modi di uscita dal mercato del lavoro”.

Ciò significa, ha aggiunto, che non è più immaginabile stabilire una data di entrata in pensione uguale per tutti. In sostanza, ha spiegato, sarebbe opportuno concedere ai lavoratori la possibilità, raggiunta una certa quota di contributi, di decidere se e quando accedere all’erogazione dell’assegno previdenziale. Si rimuoverebbe, in definitiva, il criterio dell’anzianità anagrafica, preservando esclusivamente quello dell’età contributiva. Conti, facendo presente di condividere, in tal senso, le proposte del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha spiegato la ratio di un intervento del genere: non solo tutti i lavori non sono uguali – e un minatore, ad esempio, non può andare in pensione a 80 anni – ma vanno anche considerate le enormi differenze generate dalle congiunture economiche.

Chi si affaccia oggi sul mercato del lavoro, ove le previsioni di crescita di Pil si aggirano, sul medio-lungo termine, attorno allo 0,5 per cento, avrà una pensione inferiore anche del 20 per cento rispetto a chi opera in un contesto di crescita attorno all1,5 per cento.

Fonte: www.cgiamestre.com

 

ASSEGNO SOCIALE ALLE CASALINGHE: Importo e modalità di corresponsione

Quando parliamo di assegno sociale ci riferiamo alla prestazione di carattere assistenziale che viene data a prescindere dal versamento dei contributi.
L’importo dell’assegno sociale per l’anno 2014 è stato ritoccato dall’INPS a 447,61 euro, pari a 5.818,93 l’anno.

A chi spetta?
Spetta ai cittadini che si trovano in condizioni economiche disagiate o che abbiamo delle particolari situazioni reddituali previste dalla legge, viene erogato dall’INPS a coloro che hanno almeno 65 anni e non arrivano a totalizzare un reddito annuo di 5.818,93 euro. Spetta a cittadini italiani, comunitari ed extracomunitari.

La verifica dei requisiti viene fatta ogni anno, l’assegno sociale è liquidato con carattere di provvisorietà sulla base del reddito presunto, l’anno successivo l’INPS opera la liquidazione definitiva o la modifica o la sospensione in base alle dichiarazioni dei redditi dei richiedenti. Questo assegno non è soggetto a ritenute Irpef.

L’assegno non è reversibile ai familiari superstiti e non è esportabile oltre i confini italiani.

Hanno diritto all’assegno sociale i cittadini italiani che:

– hanno compiuto 65 anni e 3 mesi di età;

– risiedono effettivamente ed abitualmente in Italia;

– sono sprovvisti di reddito, ovvero possiedono redditi di importo inferiore ai limiti stabiliti dalla legge.

Sono equiparati ai cittadini italiani e possono fare domanda dell’assegno sociale i seguenti soggetti:

– Cittadini extracomunitari

– Cittadini extracomunitari ai quali è riconosciuto lo status di rifugiato politico, protezione sussidiaria ed i rispettivi coniugi

– Cittadini comunitari, iscritti all’anagrafe del comune di residenza e i rispettivi familiari ricongiungi sia comunitari che extracomunitari.

Come presentare la domanda?

La domanda può essere inoltrata esclusivamente in via telematica attraverso uno dei seguenti canali:


– tramite il patronato INAC

– avvalendosi dei servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino tramite PIN attraverso il portale dell’Istituto, www.inps.it

– contattando il contact center integrato, al numero verde 803164

Quando spetta?

Dal 1° giorno del mese successivo alla presentazione della domanda e in presenza di tutti i requisiti previsti dalla legge.

Quanto spetta?
La misura massima dell’assegno sociale è determinata dalla differenza tra il limite di reddito previsto annualmente e quello dichiarato, il suo importo viene diviso in 13 mensilità.

Ecco la nuova tabella dei redditi richiesti per il ricongiungimento familiare e per il rilascio del Permesso CE per soggiornanti di lungo periodo
(L’importo annuale è calcolato sulla base di tredici mensilità)

Richiedente – 5.818,93 € annui – 447,61 € mensili

1 familiare – 8.728,395 € annui – 671,415 € mensili

2 familiari – 11.637,86 € annuali – 895,22 € mensili

3 familiari – 14.547,325 € annuali – 1.119,025 € mensili

4 familiari – 17.456,79 € annuali – 1.3242,83 € mensili

2 o più minori di 14 anni – 11.637,86 € annuali – 895,22 € mensili

2 o più minori di 14 anni e un familiare – 14.547,325 € annuali – 1.119,025 € mensili

Startup Cooperative

Per tutti i giovani della provincia di brindisi, lecce, taranto, bari, barletta, andria, trani e foggia.

Coopstartup Puglia è un progetto di Legacoop Puglia per la nascita di nuove idee di impresa
improntate ai valori della sostenibilità, della cooperazione e del lavoro, capaci di apportare un
beneficio alla collettività o un contributo innovativo in termini di prodotto/servizio, di processo, di
mercato.

DESTINATARI

Possono partecipare a Coopstartup Puglia:

gruppi composti da minimo 3 persone in maggioranza residenti in Puglia e di età compresa tra i 18 e i 35 anni (alla data di presentazione della domanda), che intendano costituire una nuova cooperativa che abbia sede legale e/o operativa in Puglia;
cooperative già esistenti purché costituite da persone in maggioranza residenti in Puglia e di età compresa tra i 18 e i 35 anni (alla data di presentazione della domanda), aventi sede legale e/o operativa in Puglia, fondate al massimo da un anno e non attive1 alla data di presentazione della domanda.
AZIONI PREVISTE

Coopstartup Puglia 2014 offre ai giovani interessati la possibilità di partecipare ad una o ad entrambe le seguenti azioni:

AZIONE 1 – LABORATORI DI IMPRESA

Formazione intensiva ed esperienziale della durata di 2 giornate sui seguenti temi:
– La valutazione dell’idea imprenditoriale: come produrre valore
– Il Business modeling
– Il team
– Le skills imprenditoriali
– La cooperativa: caratteristiche e modello di governance
– il piano d’azione per la realizzazione dell’idea

AZIONE 2 – INCUBATORE DIFFUSO COOPSTARTUP PUGLIA

Percorso di accompagnamento al pre-startup, alla costituzione e al post-start di un’impresa cooperativa.
All’Azione 2 potranno accedere esclusivamente i gruppi che avranno superato l’apposita selezione finalizzata ad individuare i migliori progetti di impresa cooperativa (massimo 15 progetti).

L’Azione 2 è articolata nelle seguenti fasi:

FASE 1: Accompagnamento allo startup e coaching;

FASE 2: Accompagnamento alla costituzione dell’impresa. Al termine della fase di accompagnamento al pre-startup, tutti i progetti di impresa che avranno raggiunto un livello di maturità sufficiente – dimostrabile mediante un business plan – avranno la possibilità di costituire la propria cooperativa a costo zero. Le spese di costituzione, infatti, relative alla stipula e alla registrazione dell’atto costitutivo e statuto, redatti presso studi notarili convenzionati, verranno sostenute da Legacoop Puglia senza alcun aggravio a carico dei proponenti.

FASE 2: Accompagnamento alla costituzione dell’impresa. Al termine della fase di accompagnamento al pre-startup, tutti i progetti di impresa che avranno raggiunto un livello di maturità sufficiente – dimostrabile mediante un business plan – avranno la possibilità di costituire la propria cooperativa a costo zero. Le spese di costituzione, infatti, relative alla stipula e alla registrazione dell’atto costitutivo e statuto, redatti presso studi
notarili convenzionati, verranno sostenute da Legacoop Puglia senza alcun aggravio a carico dei
proponenti.

IL PERCORSO DI FORMAZIONE INTENSIVA, SELEZIONE E ACCOMPAGNAMENTO

Il percorso dell’edizione Coopstartup Puglia 2014 è così articolato:

Call per la partecipazione all’iniziativa: entro il 30 settembre 2014 si può presentare la manifestazione di interesse all’iniziativa che permette l’accesso ai Laboratori di impresa. Entro il 31 ottobre 2014 si può presentare la domanda di partecipazione all’Incubatore diffuso di cui all’Azione 2.
Laboratori di impresa;
Selezione delle idee di impresa: saranno ammessi complessivamente all’Incubatore diffuso un numero massimo di 15 gruppi;
Accompagnamento pre-startup per i gruppi selezionati;
Accompagnamento alla costituzione dell’impresa;
Accompagnamento post startup.
L’accompagnamento sarà garantito dalla rete territoriale e nazionale di Legacoop.

COME PARTECIPARE

Per partecipare all’Azione 1 è necessario compilare e inviare la manifestazione di interesse a Coopstartup Puglia 2014 mediante il form di candidatura presente all’indirizzo www.coopstartup.it/puglia entro e non oltre le ore 23.59 del 30 settembre 2014.

CRITERI DI SELEZIONE PER L’ACCESSO ALL’AZIONE 2

Le domande di partecipazione al programma di cui all’Azione 2 pervenute secondo i termini indicati verranno selezionate a insindacabile giudizio di una Commissione indipendente composta da esperti di startup e di impresa cooperativa, che avrà lo scopo di identificare i migliori progetti che parteciperanno al programma dell’Incubatore diffuso di Coopstartup Puglia.
Le candidature saranno valutate sulla base dei seguenti criteri:

valore dell’idea: qualità della proposta, validità del progetto imprenditoriale, beneficio per la collettività ed economico (max 20 punti);
contributo innovativo: originalità della proposta rispetto al territorio di riferimento e allo stato dell’arte (max 20 punti);
sostenibilità: realizzabilità dell’idea imprenditoriale, attrattività del mercato di riferimento e prospettive a medio/lungo termine, sostenibilità economica (max 20 punti);
qualità del team: esperienze personali e professionali e competenze specifiche coerenti con la proposta; motivazione dei proponenti a intraprendere il percorso imprenditoriale (max 20 punti);
creazione di nuovo lavoro: capacità dell’iniziativa di produrre nuovi posti di lavoro, anche nella prospettiva di medio/lungo periodo (max 20 punti).
Sulla base dei punteggi attribuiti dalla Commissione sarà stilata la graduatoria per l’ammissione all’azione 2; saranno ammessi alla graduatoria solo i progetti di impresa che avranno superato il punteggio minimo di 69/100. I primi 15 progetti ammessi in graduatoria potranno accedere al programma dell’Incubatore diffuso.

Inail Innovazione Tecnologica

Il Bando ha l’obiettivo di sostenere le piccole e micro imprese, comprese quelle individuali, operanti nei settori dell’agricoltura, dell’edilizia, dell’estrazione e lavorazione dei materiali lapidei, nella realizzazione di progetti di innovazione tecnologica per gli impianti, le macchine e le attrezzature mirati al miglioramento delle condizioni in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, nel rispetto delle vigenti disposizioni di legge.

RISORSE FINANZIARIE DESTINATE AI CONTRIBUTI

Lo stanziamento ai fini del presente Bando, relativamente alla Regione Puglia, è pari a complessivi € 2.093.239 di cui:

€ 1.110.400 per il finanziamento dei progetti Settore Agricoltura;
€ 654.675 per il finanziamento dei progetti Settore Edilizia;
€ 328.164 per il finanziamento dei progetti Settore estrazione e lavorazione dei materiali lapidei.
Il contributo, in conto capitale, è erogato fino ad una misura massima corrispondente al 65% dei costi, al netto dell’I.V.A., sostenuti e documentati per la realizzazione del progetto.

Il contributo massimo concedibile a ciascuna impresa, nel rispetto del regime “de minimis”, non potrà superare l’importo di Euro 50.000. Il contributo minimo ammissibile è pari a Euro 1.000.

SOGGETTI BENEFICIARI

I soggetti destinatari del contributo sono le piccole e micro imprese operanti nel settore dell’agricoltura, nel settore dell’edilizia, nel settore dell’estrazione e lavorazione dei materiali lapidei, ubicate nel territorio della Regione Puglia iscritte alla Camera di Commercio Industria, Artigianato ed Agricoltura.

OGGETTO DEL FINANZIAMENTO

Settore Agricoltura

Il finanziamento è concesso per interventi di adeguamento di n.1 trattore agricolo o forestale di proprietà del soggetto richiedente.

Gli interventi possono essere richiesti dalle aziende che hanno almeno un codice ATECO 2007, principale o secondario, riferibile alle divisioni 01 o 02:

01 Coltivazioni agricole e produzione di prodotti animali, caccia e servizi connessi;
02 Silvicoltura ed utilizzo di aree forestali.
Settore Edilizia

Il finanziamento è concesso per l’acquisto di macchine i cui requisiti tecnici consentano di ridurre i rischi connessi alla movimentazione manuale dei carichi e/o di caduta dall’alto nei cantieri temporanei e mobili.

Gli interventi possono essere richiesti dalle aziende che hanno un codice ATECO 2007, principale o secondario, riferibile ai gruppi riportati nella tabella sottostante.

41.2 Costruzione di edifici residenziali e non residenziali;
42.1 Costruzione di strade e ferrovie;
42.2 Costruzione di opere di pubblica utilità;
42.9 Costruzione di altre opere di ingegneria civile;
43.1 Demolizione e preparazione del cantiere edile;
43.2 Installazione di impianti elettrici, idraulici ed altri lavori di costruzione e installazione;
43.3 Completamento e finitura di edifici;
43.9 Altri lavori specializzati di costruzione.
Settore dell’estrazione e lavorazione dei materiali lapidei

Il finanziamento è concesso per i seguenti interventi che comportano un miglioramento delle condizioni di lavoro nelle attività di estrazione e lavorazione dei materiali lapidei, con particolare riferimento ai rischi connessi all’esposizione a rumore e/o a polveri e alla movimentazione manuale dei carichi:

acquisto di macchine fisse o mobili per aspirazione di polveri o per bagnatura/umidificazione;
acquisto di accessori di sollevamento a ventosa alimentati elettricamente o ad aria compressa;
acquisto di macchine per l’estrazione di materiali lapidei o per la lavorazione di blocchi, lastre o inerti, con contestuale rottamazione di analoghe macchine non marcate CE.
La domanda può essere presentata per il finanziamento di più interventi fino a un massimo di tre.

Gli interventi possono essere richiesti dalle aziende che hanno un codice ATECO 2007, principale o secondario, riferibile alle divisioni 05, 07, 08 e al gruppo 23.7.

05 Estrazione di carbone (esclusa torba);
07 Estrazione di minerali metalliferi;
08 Altre attività di estrazione di minerali da cave e miniere;
23.7 Taglio, modellatura e finitura di pietre.
ALCUNI REQUISITI DEI SOGGETTI BENEFICIARI

Al momento della presentazione della domanda di partecipazione Bando, l’impresa deve soddisfare i requisiti:

essere iscritta nel Registro delle Imprese o, nel caso di impresa artigiana, all’Albo delle Imprese Artigiane;
avere attiva nel territorio di questa Regione/Provincia autonoma l’unità produttiva per la quale intende realizzare il progetto.
SPESE NON AMMESSE

Non sono ammesse le spese relative a:

– acquisto di beni usati;
– attività svolta dal personale dipendente dell’impresa richiedente;
– fatturazione e/o la vendita di beni oggetto del contributo da parte dei soci e/o componenti dei soggetti beneficiari;
– spese effettuate e/o fatturate al soggetto beneficiario da società con rapporti di controllo o collegamento;
– ogni altra spesa non riferita ai progetti.