
La spesa per la contribuzione volontaria, a carico di chi si è ritirato dal lavoro prima del tempo, aumenta con lo stesso ritmo del costo della vita. Si tratta di un argomento che interessa centinaia di migliaia di ex lavoratori, soprattutto donne, che hanno scelto di continuare l’assicurazione pagando in proprio, con lo scopo di maturare comunque il diritto alla pensione.
Anni fa la volontaria era un vero e proprio affare: con la stessa spesa sostenuta per l’abbonamento a una rivista si copriva un anno di contributi. Ora non è più così: minimo 3.500 euro l’anno. Ma allora è conveniente continuare a versare contributi volontari? È una domanda a cui non si può dare una risposta valida per tutti. La risposta, infatti, dipende da molti motivi, alcuni dei quali di ordine strettamente personale, come la disponibilità finanziaria, l’epoca dell’andata in pensione e così via.
Quanto costa. L’importo da versare per gli ex dipendenti viene stabilito in base alla retribuzione percepita nell’ultimo anno di lavoro che precede la domanda di autorizzazione. L’aliquota è la stessa prevista per la contribuzione obbligatoria. Questo significa che chi decide di versare i volontari dovrà pagare in pratica gli stessi soldi che avrebbe versato la ditta se avesse continuato a lavorare con uno stipendio pari alla media dell’ultimo anno. Per avere un’idea della spesa da sostenere per i contributi volontari è sufficiente fare la media delle retribuzioni (complessive, compresa cioè la tredicesima mensilità) dell’ultimo anno di lavoro e applicare l’aliquota in vigore (33%).
Per quanto riguarda gli autonomi (artigiani e commercianti), l’importo dei contributi volontari è determinato dall’Inps in base alla media del reddito di impresa dichiarato ai fini Irpef negli ultimi 3 anni. I contributi dovuti sono su base mensile e sono divisi in sei diverse fasce di reddito. Per il 2015 il minimo mensile è di 294 euro per gli artigiani e di 295 per i commercianti. La spesa non può scendere, quindi, sotto i 3.528 e i 3.540 euro.
Conviene o non conviene? Se mancano soltanto brevi periodi per raggiungere il minimo dei contributi utili per la pensione, la prosecuzione volontaria è sicuramente conveniente. Basta fare quattro conti. Chi versa il contributo minimo e paga per tutto l’anno 3.432 euro, se non ha altri redditi, potrà contare su una rendita minima, che oggi raggiunge i 6.532 euro. Questo significa che con un solo anno di pensione si recuperano quasi due anni di contributi volontari. Ogni sforzo
in questo senso dunque è economicamente produttivo. Lo stesso vale per chi intende maturare la pensione di anzianità che ora viene corrisposta in presenza di almeno 42 anni di contribuzione. È certamente conveniente versare quando la volontaria permette di incassare l’assegno Inps qualche anno prima del compimento dell’età di vecchiaia (66 anni e 7 mesi gli uomini e 65 e 7 mesi le donne dal 2016).
La questione circa l’utilità dei contributi volontari comincia a sorgere in altri casi. Non è infatti conveniente continuare a versare quando si sono già raggiunti i requisiti per la vecchiaia (20 anni oppure 15 anni se collocati ante 1993). La dinamica della cosiddetta perequazione automatica (la scala mobile delle pensioni) il più delle volte fa sì che pur proseguendo con i versamenti si finisce con il percepire comunque una rendita di modesta entità.
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Fonte: www.giornatanazionaledellaprevidenza.it
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