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RISCATTO DELLA LAUREA: QUANDO CONVIENE?

È una domanda che, chi ha conseguito un titolo di studio universitario, prima o poi si trova ad affrontare.
C’è da dire subito che è difficile dare una risposta univoca. I calcoli sono così strettamente legati alla propria storia lavorativa e alle aspettative, che ognuno dovrebbe prendere carta e penna (e commercialista) per fare due conti.

In generale, il riscatto dei periodi assicurativi consente al lavoratore di ottenere, a proprie spese, il riconoscimento contributivo per periodi previdenzialmente scoperti e di recuperare fiscalmente parte dell’onere sostenuto.

Chi chiede il riscatto della laurea, da una parte, si “porta a casa” qualche anno di anzianità contributiva, e dall’altra una maggiorazione dell’assegno pensionistico. D’altro canto, c’è da dire che i costi per il riscatto della laurea sono generalmente elevati. E alla luce delle novità della riforma previdenziale, non è così scontato che i benefici siano davvero appetibili.

Riscatto della laurea: come funziona

Il riscatto della laurea è ammesso se l’interessato ha conseguito il titolo di studio e solo per il periodo previsto dal corso legale: non valgono, in pratica, gli anni fuori corso.
Inoltre, se durante gli anni di studio, il richiedente lavorava ed era coperto da contribuzione obbligatoria o figurativa, non può chiedere il riscatto per quei periodi.

Fatte salve queste condizioni, si possono riscattare:

  • i diplomi di laurea (4 o 6 anni al massimo);
  • i diplomi universitari (2 o 3 anni al massimo);
  • i diplomi di specializzazione conseguiti dopo la laurea non inferiore a 2 anni;
  • i dottorati di ricerca;
  • i titoli accademici introdotti dal 1999 in poi: Laurea (L) corso di studi triennale, Laurea specialistica (LS) alla quale si accede dopo il corso di laurea triennale e si consegue al termine di ulteriori 2 anni

Non si possono riscattare:

  • i periodi fuori corso;
  • i periodi già coperti da contributi di qualsiasi tipo.

Arriviamo al costo: quanto costa riscattare gli anni di studio?

L’onere di riscatto è determinato con le norme che disciplinano la liquidazione della pensione con il sistema retributivo o con quello contributivo e varia a seconda di quando è stato conseguito il titolo.Visto che si tratta di determinare i contributi, in pratica, le regole di calcolo seguono l’andamento di quelle per il calcolo della pensione.

Il contributo può essere versato in unica soluzione o in 120 rate mensili senza l’applicazione di interessi per la rateizzazione.

LAUREA PRIMA DEL 31 DICEMBRE 1995

Senza entrare troppo in tecnicismi, per chi ha conseguito una laurea prima del 31 dicembre 1995, il calcolo del riscatto della laurea è quantificato da particolari tabelle che tengono conto dell’età, il sesso, la posizione assicurativa e retributiva e la durata dei periodi da riscattare.
Vale questo metodo di calcolo anche per chi chiede di riscattare anni di studio dopo il 1995, ma che, entro quella data, abbia maturato un’anzianità contributiva pari o superiore ai 18 anni.

Attraverso la combinazione di tutte le variabili viene individuata la quantità di denaro da versare, che deve essere sufficiente perché la cassa di previdenza possa poi pagare la pensione tenendo conto anche di questi anni contribuivi (riserva matematica).

Quanto si deve pagare? L’Inps fa qualche esempio partendo da casi reali.
Una donna di 40 anni, con 11 anni di anzianità contributiva, che nel 2011 abbia chiesto di riscattare 4 anni di studio risalenti a prima del 31 dicembre 1995, con un reddito delle ultime 52 settimane di 35.949,39 dovrà versare 65.304,85 euro.
Un uomo, con le stesse condizioni anagrafiche e di studio, con un reddito di 52378,46 dovrà versare 59.750,60 euro.

LAUREA DOPO IL 31 DICEMBRE 1995

Se si tratta del riscattare anni di laurea dall’1 gennaio 1996, il calcolo segue le regole del sistema di calcolo contributivo.
Il costo è determinato sulla base dell’aliquota contributiva (per i dipendenti è pari al 33%) applicata alla retribuzione lorda dell’ultimo anno, moltiplicata per il numero degli anni di cui si chiede il riscatto.

Esempio. Un dipendente che vuole riscattare 4 anni di laurea, con un reddito di 32.170 euro, dovrà applicare l’aliquota del 33%: viene fuori che per riscattare 4 anni deve pagare 42.464,44 euro, 10.616 euro all’anno.

In questi casi, poiché l’onere è una percentuale del reddito, quanto più quest’ultimo è alto, tanto più costerà riscattare la laurea.

RISCATTO PER GLI INOCCUPATI

E se un laureato è senza lavoro?

Dal 2008, possono chiedere il riscatto della laurea anche gli inoccupati che non risultano essere mai stati iscritti ad alcuna forma obbligatoria di previdenza, inclusa la Gestione Separata, e che non abbiano iniziato l’attività lavorativa, in Italia o all’estero.

In questo caso, l’onere dei periodi da riscatto è costituito dal versamento di un contributo, per ogni anno da riscattare, pari al livello minimo imponibile annuo degli artigiani e commercianti moltiplicato per l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche dell’assicurazione generale obbligatoria.
Per il 2014, si deve applicare il 33% a circa 15.516 euro: per ogni anno di laurea, in pratica, gli inoccupati devono pagare circa 5.000 euro.

Gli oneri per il riscatto sono deducibili fiscalmente.

Come incide il riscatto della laurea sulla pensione?

Per quanto riguarda l’età pensionabile, con l’ultima riforma previdenziale del ministro Elsa Fornero, si è stabilita l’età anagrafica come principale criterio per accedere alla pensione di vecchiaia. In particolare, servono 65 anni (che diventeranno 67 nel 2018) ed un minimo di 20 anni di contribuzione. Col riscatto della laurea, dunque, si riesce a raggiungere più rapidamente il requisito dei 20 anni contributivi, ma comunque si dovrà restare nel mercato del lavoro fino al raggiungimento dell’età anagrafica.

Riscattare la laurea, invece, può essere utile per uscire qualche anno prima dal mondo del lavoro, per la pensione anticipata (ex pensione di anzianità). in questo caso si possono risparmiare fino a 3 anni di lavoro.

Per quanto riguarda il calcolo della pensione, i contributi versati finiscono nel montante contributivo su cui si applicano poi coefficienti ed aliquote per calcolare l’assegno finale.

Per chi rientra nel retributivo, in realtà questo non incide sull’importo della pensione, visto che il calcolo di quest’ultima tiene conto non dei contributi versati, ma degli ultimi redditi: riscattare la laurea, dunque, ha senso per maturare anzianità contributiva, non per incrementare la pensione.

Diverso il caso di chi va in pensione col contributivo, perché qui si tiene conto dei contributi versati. Secondo alcuni calcoli riportati in un articolo del Corriere della Sera, c’è sempre un aumento nell’importo della pensione. Il punto è capire di quanto è questo aumento.
Per un dipendente quarantenne con inizio della contribuzione a venticinque anni e riscatto di quattro anni di laurea, aumenterà del 12% la somma di tutti i vitalizi incassati dal momento del pensionamento sino alla vita media attesa. Per un autonomo della stessa età e anzianità contributiva, invece, l’incremento sarà solo del 6%. In generale, si calcolano aumenti della pensione fino al 20%.

Conviene riscattare gli anni della laurea?

Come dicevamo all’inizio, è difficile dare una risposta univoca.

Da una parte, riscattare la laurea ha dei costi importanti. Dall’altra, ci possono essere dei vantaggi per l’aumento della pensione o per accelerare l’uscita dal mondo del lavoro. 

Di certo, la convenienza del riscatto va valutata anche in riferimento alla collocazione temporale dei periodi di studio riscattati. Prima o dopo il 1995 fa una bella differenza, con i sistemi di calcolo retributivo, misto o contributivo.

Inoltre, mentre l’onere da pagare è certo, viene stabilito dall’ente di previdenza senza possibilità di scelta, e va ad incidere sul reddito della famiglia, il beneficio arriverà dopo molti anni e non è detto che sia sufficiente a garantire il mantenimento del tenore di vita.

Chi pensa di riscattare la laurea come forma di integrazione della pensione, prima di fare una scelta, dovrebbe provare a compare costi/benefici anche di altre formule, come possono essere i piani di accumulo, che sono più flessibili, perché i costi possono essere modulati  sulla base delle esigenze presenti e future degli interessati.

Fonte: http://www.a1life.it

Come calcolare il valore di riscatto di una polizza vita a premi periodici.

Il valore di riscatto di un contratto di assicurazione sulla vita è il controvalore monetario della polizza al momento della richiesta di liquidazione anticipata da parte del Contraente. Per le polizze che prevedono pagamenti periodici da parte del cliente, spesso tale valore è molto più basso di quanto questi si aspetti, in quanto sono previste forti penalità per le liquidazioni richieste prima della scadenza naturale. Ora andremo a vedere come calcolare il valore di riscatto di un’assicurazione e quali sono gli eventuali premi.
Le polizze che prevedono pagamenti periodici (ad esempio annuali o mensili) sono liquidabili solo dopo 3 anni di contribuzione. Se il contraente paga per meno di 3 anni non avrà maturato alcuna liquidazione: il valore di riscatto del contratto sarà cioè pari a zero. Dopo i 3 anni, per calcolare il valore di riscatto occorre reperire l’ultimo estratto conto che la Compagnia ci ha inviato e andare a leggere la prestazione assicurata (quella che ci verrebbe liquidata a scadenza o in caso di morte).
Consideriamo il numero di annualità di premio pagate, rapportiamolo agli anni della durata del contratto e applichiamo questa proporzione alla prestazione assicurata: otteniamo il cosiddetto capitale assicurato ridotto. Ora dobbiamo applicare la penalità, quasi sempre individuata da un tasso di sconto. Tale tasso è indicato nelle condizioni di assicurazione, nel capitolo dedicato al riscatto, ma è comunque in genere pari a circa il 3,5%.
Calcoliamo ora il numero di anni che mancano alla scadenza: il capitale ridotto andrà diviso per un coefficiente pari al tasso di sconto più uno, il tutto elevato alla durata del contratto. Ad esempio se il capitale ridotto è di 10.000 Euro e mancano 5 anni alla scadenza, il valore di riscatto lordo potrà essere: 10.000 diviso (1 più 3,5%)
Al valore di riscatto così calcolato occorrerà sottrarre le imposte: esse saranno pari al 20% della differenza tra il valore di riscatto lordo e i premi pagati. Il risultato sarà il valore di riscatto netto, ossia quanto effettivamente verrà liquidato dalla Compagnia al Cliente. Facciamo un altro esempio: poniamo che:
1 – il tasso di rendimento di un determinato fondo sia pari a 5%
2 – il premio versato sia 10000,00
3 – i caricamenti (costi della polizza) siano quantificabili in 350,00 (talvolta una parte è fissa ed una in percentuale al premio versato)
4 – infine la cosa fondamentale è la RETROCESSIONE riconosciuta al cliente ovvero la percentuale del tasso (v. punto 1) che viene applicata al premio.

ESEMPIO:  tasso 5% – retrocessione 95%  = 4,75% che va applicato al premio: 10000 – 350 (punti 2 e 3) = 9650
perciò 9650 x 4,75% = 458,38 rendimento del primo anno!

Fonte: http://lavoroefinanza.soldionline.it