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Il futuro delle nuove generazioni: osservatorio Demopolis sui giovani italiani.

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Al primo posto, fra le cose importanti della vita, i giovani pongono oggi il lavoro che – per la prima volta – supera con il 91% il primato duraturo della variabile “famiglia”; fra le priorità delle nuove generazioni: l’occupazione è ritenuta condizione ineludibile per la progettazione del futuro. Pesa, sempre di più, l’incertezza sull’avvenire: meno di un quarto dei giovani italiani si immagina tra 5 anni con un lavoro stabile e ben retribuito. Il 78% dei giovani è convinto che nel nostro Paese per entrare nel mondo del lavoro, più che la preparazione, serva soprattutto la rete di relazioni, “conoscere persone che contano”.

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Il 42% dei giovani lavoratori di oggi avrà pensione sotto mille euro a mese

ROMA – Il 42% dei giovani (25-34 anni) lavoratori dipendenti di oggi andra’ in pensione intorno al 2050 con meno di 1.000 euro al mese. E’ quanto emerge dai risultati del primo anno di lavoro del progetto ‘Welfare, Italia. Laboratorio per le nuove politiche sociali’ di Censis e Unipol.

La ricerca – sulla base di una stima del Censis su dati Istat e Ragioneria generale dello Stato – sottolinea come attualmente i dipendenti in questa fascia di età che guadagnano una cifra inferiore ai 1.000 euro siano il 31,9%. “Ciò significa che in molti si troveranno ad avere dalla pensione pubblica un reddito addirittura più basso di quello che avevano a inizio carriera”, spiega l’indagine. E ricorda che “la previsione riguarda i più ‘fortunati’, cioé i 4 milioni di giovani oggi ben inseriti nel mercato del lavoro, con contratti standard: poi ci sono 1 milione di giovani autonomi o con contratti atipici e 2 milioni di giovani che non studiano né lavorano”. Inoltre, il rapporto Censis e Unipol, evidenzia che l’Italia é uno dei Paesi più vecchi e longevi al mondo: “Nel 2030 gli anziani over-64 anni saranno più del 26% della popolazione totale: ci saranno 4 milioni di persone non attive in più e 2 milioni di attivi in meno”.

Quindi, “il sistema pensionistico dovrà confrontarsi con seri problemi di compatibilità ed equità”. Per Censis e Unipol “se le riforme delle pensioni degli anni ’90 hanno garantito la sostenibilita’ finanziaria a medio termine del sistema, oggi preoccupa il costo sociale della riduzione delle tutele per le generazioni future”. Infatti, spiega l’indagine, “a fronte di un tasso di sostituzione del 72,7% calcolato per il 2010, nel 2040 i lavoratori dipendenti beneficeranno di una pensione pari a poco più del 60% dell’ultima retribuzione (andando in pensione a 67 anni con 37 anni di contributi), mentre gli autonomi vedranno ridursi il tasso fino a meno del 40% (a 68 anni con 38 anni di contributi)”.

Fonnte: www.ansa.it

PENSIONI: A rischio la previdenza per i giovani

Anche l’attuale numero uno dell’Inps, il commissario Vittorio Conti, ritiene verosimile l’introduzione di criteri di flessibilità nell’uscita dal mondo del lavoro. Conti, intervenendo ad un seminario, si è detto convinto di come la struttura di riferimento del sistema previdenziale pubblico debba essere “più flessibile in merito a tempi e modi di uscita dal mercato del lavoro”.

Ciò significa, ha aggiunto, che non è più immaginabile stabilire una data di entrata in pensione uguale per tutti. In sostanza, ha spiegato, sarebbe opportuno concedere ai lavoratori la possibilità, raggiunta una certa quota di contributi, di decidere se e quando accedere all’erogazione dell’assegno previdenziale. Si rimuoverebbe, in definitiva, il criterio dell’anzianità anagrafica, preservando esclusivamente quello dell’età contributiva. Conti, facendo presente di condividere, in tal senso, le proposte del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha spiegato la ratio di un intervento del genere: non solo tutti i lavori non sono uguali – e un minatore, ad esempio, non può andare in pensione a 80 anni – ma vanno anche considerate le enormi differenze generate dalle congiunture economiche.

Chi si affaccia oggi sul mercato del lavoro, ove le previsioni di crescita di Pil si aggirano, sul medio-lungo termine, attorno allo 0,5 per cento, avrà una pensione inferiore anche del 20 per cento rispetto a chi opera in un contesto di crescita attorno all1,5 per cento.

Fonte: www.cgiamestre.com