Categoria: Economia, Fisco e Finanza

FONDO DI GARANZIA LIQUIDITA’ (L.662/96)

Il Fondo Centrale di Garanzia è lo strumento che lo Stato Italiano mette a disposizione delle micro, piccole e medie imprese per favorire l’accesso a finanziamenti bancari per investimenti e per liquidità purchè finalizzati all’attività di impresa. La copertura massima garantita dell’investimento è dell’80% per un importo massimo garantito fino a 2,5 milioni di euro.

I settori ammissibili sono tutti i settori produttivi ad esclusione dei programmi riguardanti il settore della trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli (Agroindustria), della Siderurgia, della Cantieristica Navale, dell’Industria Carboniera e delle Fibre Sintetiche. òa novità del 14.02.2014 è che l’intervento del Fondo di Garanzia è stato esteso anche ai professionisti e agli studi professionali.

Le operazioni finanziarie ammissibili sono:

  1. Finanziamenti a medio e lungo termine a fronte di investimenti;
  2. Prestiti partecipatici a fronte di investimenti;
  3. Operazioni su capitali di rischio;
  4. Operazioni dirette alla rinegoziazione e al consolidamento dei debiti nonché operazioni di liquidità necessaria per il regolare assolvimento degli obblighi tributari e contributivi;
  5. Anticipazioni di crediti vantati nei confronti di Pubbliche Amministrazioni;
  6. Consolidamenti di passività a breve;
  7. Finanziamenti per breve termine, consolidamento, fidejussioni, finanziamenti per liquidità in genere, etc;

Le procedure per la richiesta e l’ottenimento della garanzia sono particolarmente snelle, i tempi medi di risposta sono di 30 gg lavorativi a decorrere dalla data di richiesta.

COS’È LA GARANZIA PUBBLICA E COSA FARE PER OTTENERLA (Legge 662/96)

Il Fondo Centrale di Garanzia sostiene lo sviluppo delle Piccole e Medie Imprese Italiane concedendo una garanzia pubblica a  fronte di finanziamenti concessi dalle Banche anche per investimenti all’estero. L’impresa che necessiti di un finanziamento finalizzato all’attività di impresa  può chiedere alla banca di garantire l’operazione con la garanzia pubblica. L’attivazione di questa garanzia è a rischio zero per la Banca che, in caso di insolvenza dell’impresa, viene risarcita dal Fondo Centrale di Garanzia e in caso di eventuale esaurimento di fondi di quest’ultimo, direttamente dallo Stato.

Rivolgendosi al Fondo centrale di Garanzia l’impresa quindi non ha un contributo in denaro ma ha la concreta possibilità di ottenere finanziamenti senza garanzie aggiuntive (e quindi senza costi di fidejussioni o polizze assicurative) sugli importi garantiti dal Fondo, che interviene fino al 60 (o all’80% in alcuni casi) del finanziamento richiesto, fino ad un massimo di 2,5 milioni di euro.

Il Fondo centrale di garanzia non interviene nel rapporto Banca/Impresa e quindi tassi di interesse, condizioni di rimborso, eventuale richiesta di garanzie aggiuntive sulla parte non coperta dal Fondo ecc., sono stabiliti attraverso la libera contrattazione tra banche e imprese. La normativa relativa all’intervento del Fondo non detta, infatti,  alcuna indicazione in proposito.

Le operazioni di leasing rientrano tra le operazioni di finanziamento e pertanto possono accedere alla garanzia del Fondo.

QUALI IMPORTI GARANTISCE, COSA GARANTISCE  E CHI PUÒ BENEFICIARE DELLA GARANZIA PUBBLICA

Ciascuna impresa può beneficiare complessivamente di un importo massimo garantito pari a 2,5 milioni di euro. Questa cifra si riferisce all’esposizione in essere alla data di presentazione della domanda, tenuto conto delle quote di capitale già rimborsate. Ciò significa che, per esempio, se un’impresa è stata garantita per un milione di euro, ma ne ha già rimborsato 400 mila, può ottenere un’altra garanzia fino ad un massimo di 900 mila euro. Per le sole imprese di trasporto merci su strada per conto terzi l’importo massimo garantito è di 750 mila euro.

COSA GARANTISCE

Le imprese possono beneficiare dell’intervento del Fondo per ogni tipo di esigenza finanziaria. Può essere garantita qualsiasi tipologia di operazione, purché direttamente finalizzata all’attività d’impresa: operazioni di leasing, finanziamenti a medio-lungo termine, acquisizione di partecipazioni, prestiti partecipativi e altre operazioni quali, per esempio, finanziamenti a breve termine, consolidamento, fideiussioni, finanziamenti a medio-lungo termine per liquidità.

CHI PUÒ ACCEDERE ALLA GARANZIA PUBBLICA

Possono accedere alla garanzia del Fondo Centrale di Garanzia  le PMI, comprese quelle artigiane, ubicate sul territorio nazionale (anche per investimenti all’estero). I requisiti dimensionali, settoriali e territoriali  è che le PMI devono essere in possesso dei parametri dimensionali previsti dalla disciplina comunitaria in vigore. Sono ammissibili le Pmi appartenenti a qualsiasi settore ad eccezione, ad oggi, dell’agricoltura, della pesca, dei trasporti, dell’industria automobilistica, della costruzione navale, delle fibre sintetiche, dell’industria carboniera e della siderurgia (i cosiddetti settori “sensibili” esclusi dall’Unione Europea). Le imprese agricole possono però avvalersi della controgaranzia rivolgendosi ad un confidi che opera nei settori agricolo, agroalimentare e della pesca. Da un punto di vista territoriale possono accedere alla garanzia le Pmi situate sul territorio nazionale.

VALUTAZIONE DEI DATI ECONOMICO FINANZIARI DELL’IMPRESA

Accertati i requisiti occorre verificare un’ulteriore condizione: il Fondo di Garanzia per le PMI è destinato infatti alle imprese valutate “economicamente e finanziariamente sane” sulla base di criteri di valutazione che variano a seconda del settore di attività e del regime contabile dell’impresa beneficiaria. La valutazione del merito di credito ha generalmente ad oggetto i dati di bilancio (o delle dichiarazioni fiscali) degli ultimi due esercizi. Per le operazioni di consolidamento delle passività a breve e nel caso di acquisizione di partecipazione il Fondo acquisisce ulteriori informazioni relative alle singole operazioni di finanziamento. 

CONFIDI

Il Confidi è un consorzio italiano di garanzia collettiva dei fidi che svolge attività di prestazione di garanzie per agevolare le imprese nell’accesso ai finanziamenti, a breve medio e lungo termine, destinati alle attività economiche e produttive. 

COFIDI PUGLIA

E’ un intermediario finanziario vigilato da Banca d’Italia (art.107 testo Unico Bancario) accreditato al Fondo Centrale di Garanzia. Conta 10.000 soci ed oltre 100.000.000 di garanzia in essere. Il Cofidi Puglia trae le sue origini dalla volontà di cinque Confidi del Sistema CNA Pugliese, per raggiungere forme più evolute nel rilascio della Garanzia. L’esperienza, la professionalità e la disponibilità del Sistema Confidi CNA, accumulati nel corso di tutti questi anni, hanno permesso di assistere e accompagnare migliaia di PMI nell’ottenimento di credito. Mission: essere cooperativa significa che le imprese socie si aiutano tra di loro attraverso le quote sociali versate esprimendo i valori di:

  • Mutualità
  • Socialità
  • Partecipazione
  • Condivisione
  • Vicinanza territoriale
COSVIG
 
La Confesercenti – Confederazione italiana imprese commerciali, turistiche e dei servizi – e Commerfin –Società consortile per azioni – hanno costituito nel 2006 il Consorzio Cosvig – Consorzio nazionale di sostegno e sviluppo delle garanzie – per favorire l’accesso delle PMI al finanziamento bancario, attraverso la concessione – rilasciata dal Fondo Centrale di Garanzia – di una garanzia diretta, esplicita, a prima richiesta, incondizionata, irrevocabile PMI associate a Confesercenti di qualsiasi settore (tranne le imprese agricole e quelle appartenenti ai settori esclusi dall’Unione Europea: cantieristica navale; industria automobilistica; ecc) che hanno sede nelle regioni Molise, Umbria, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Veneto, Liguria (le PMI della Lombardia possono far riferimento unicamente ai Partner Confesercenti della Rete Creditpass) possono rivolgersi direttamente alle strutture territoriali Cosvig presso Confesercenti oppure ai Partner Confesercenti della Creditpass per avere un servizio di consulenza e assistenza qualificata.

DISEGNO E DESIGN: Finanziamento di disegni e modelli industriali

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Data apertura bando: 06 novembre 2014

Data prevista chiusura bando: a sportello

Programma di agevolazioni a favore delle micro, piccole e medie imprese italiane per la valorizzazione economica dei disegni e  modelli industriali.

Soggetti beneficiari

Sono ammissibili alle agevolazioni previste dal presente Bando le imprese che, alla data di presentazione della domanda di agevolazione, siano in possesso dei seguenti requisiti:

  • avere una dimensione di micro, piccola o media impresa;
  • avere sede legale e operativa in Italia;
  • essere regolarmente costituite e iscritte nel Registro delle Imprese e in regola con il pagamento del diritto annuale;
  • essere nel pieno e libero esercizio dei propri diritti civili, non essere in stato di liquidazione o scioglimento e non essere sottoposte a procedure concorsuali;

Le agevolazioni di cui al presente Bando non possono, pertanto, essere concesse:

  • a imprese operanti nel settore della pesca e dell’acquacoltura;
  • a imprese operanti nel settore della produzione primaria dei prodotti agricoli di cui all’allegato I del Trattato.

Oggetto dell’agevolazione

Oggetto dell’agevolazione è la realizzazione di un progetto finalizzato alla valorizzazione di un disegno/modello, singolo o multiplo.

Il progetto deve riguardare la valorizzazione di un disegno/modello che – alla data di presentazione della domanda di agevolazione – sia registrato e di cui l’impresa richiedente l’agevolazione sia titolare o in possesso di un accordo di licenza con un soggetto, anche estero, che ne detiene la titolarità.

Il progetto deve essere concluso entro 12 mesi dalla notifica del provvedimento di concessione dell’agevolazione, di cui al successivo punto 10.

Tipologia delle spese ammissibili

L’impresa può richiedere un’agevolazione per le spese sostenute per l’acquisto di servizi specialistici esterni ad esso funzionali, suddivisi nelle fasi di seguito descritte.

Per accedere all’incentivo, il progetto può prevedere alternativamente la Fase 1 o la Fase 2 o entrambe. Saranno riconosciute ammissibili le spese per l’acquisizione dei servizi specialistici esterni sostenute successivamente alla data di registrazione del disegno/modello e in ogni caso non antecedenti alla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana 01/08/2014.

Fase 1 – Produzione

Questa Fase è destinata all’acquisizione di servizi specialistici esterni volti alla valorizzazione di un disegno/modello per la messa in produzione di nuovi prodotti a esso correlati.

Sono ammissibili le spese sostenute per l’acquisizione dei seguenti servizi:

  • ricerca sull’utilizzo dei nuovi materiali;
  • realizzazione di prototipi e stampi;
  • consulenza tecnica relativa alla catena produttiva;
  • consulenza legale relativa alla catena produttiva;
  • consulenza specializzata nell’approccio al mercato (strategia, marketing, vendita, comunicazione).

Fase 2 – Commercializzazione

Questa Fase è destinata all’acquisizione di servizi specialistici esterni volti alla valorizzazione di un disegno/modello per la commercializzazione del titolo di proprietà industriale.

Sono ammissibili le spese sostenute per l’acquisizione dei seguenti servizi:

  • consulenza specializzata nella valutazione tecnico-economica del disegno/modello e per l’analisi di mercato, ai fini della cessione o della licenza del titolo di proprietà industriale;
  • consulenza legale per la stesura di accordi di cessione della titolarità o della licenza del titolo di proprietà industriale;
  • consulenza legale per la stesura di eventuali accordi di segretezza.

Entità dell’agevolazione

Le agevolazioni sono concesse nella forma di contributo in conto capitale per la realizzazione del progetto, in misura massima pari all’80% delle spese ammissibili e comunque nei limiti degli importi di seguito indicati in relazione alle diverse fasi progettuali attivate:

Fase 1 – Produzione: l’importo massimo dell’agevolazione è di euro 65.000,00

Fase 2 – Commercializzazione: l’importo massimo dell’agevolazione è di euro 15.000,00

L’importo delle agevolazioni, calcolato in via provvisoria al momento della concessione, viene rideterminato a conclusione del progetto, prima dell’erogazione finale, sulla base delle spese ammissibili effettivamente sostenute. L’ammontare dell’agevolazione così definitivamente determinato non può essere superiore a quello individuato in via provvisoria.

Ciascuna impresa può presentare più richieste di agevolazione aventi ad oggetto – ognuna di esse – un diverso disegno/modello registrato (singolarmente oppure compreso in un deposito multiplo), fino al raggiungimento dell’importo massimo dell’agevolazione, per impresa, di euro 120.000,00.

Per l’Ocse l’Italia cresce anche a giugno. Ma da Moody’s arriva una doccia fredda

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L’Ocse promuove anche a giugno l’economia italiana, che cresce, sia pure moderatamente, proprio mentre la Germania comincia a perdere slancio. Ma da Moody’s arriva una nuova doccia fredda: secondo l’agenzia di rating infatti, che ha rivisto le proprie stime sul pil 2014 dell’Italia da +0,5% a -0,1%, la recessione peserà sulle riforme e sul clima politico.
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Nel I trimestre 2014 polizze vita e fondi comuni preferiti dagli italiani

Sono stati le polizze Vita e i fondi comuni i prodotti di risparmio preferiti dagli italiani nel I trimestre, a scapito di azioni e Btp.

Lo rileva la Banca d’Italia nel supplemento al Bollettino statistico sui conti finanziari nel primo trimestre di quest’anno, evidenziando un afflusso di 16,4 miliardi di euro da parte delle famiglie per l’acquisto di quote di fondi comuni.

Si tratta di una netta inversione di tendenza rispetto al deflusso di oltre 3 miliardi, sempre da parte delle famiglie, che gli economisti di Via Nazionale avevano registrato nel IV trimestre del 2013.

Particolarmente forte l’accelerazione nel comparto delle polizze assicurative: le riserve tecniche del ramo Vita e dei fondi pensione da gennaio a marzo hanno totalizzato un flusso di oltre 12 miliardi, quasi il doppio rispetto ai 6,7 miliardi degli ultimi tre mesi dell’anno scorso e ben più dei 7,2 miliardi del terzo trimestre 2013.

Cresce quindi trimestre dopo trimestre la preferenza delle famiglie italiane per le polizze vita: nello stesso periodo dello scorso anno il flusso era stato di quasi 3 miliardi, passando a quasi 5 miliardi nel II trimestre e salendo a 7 miliardi nel secondo semestre.

L’apprezzamento nei confronti dei titoli del debito pubblico, in particolare dei Btp, sembra invece scemare ulteriormente, considerando il deflusso di 17 miliardi registrato nel primo trimestre dai titoli a medio lungo termine, di cui 7,8 miliardi dovuti proprio ai Buoni del Tesoro pluriennali.

In calo anche le azioni, che nei primi tre mesi del 2014 hanno registrato un rosso di 6,5 miliardi.

Fonte: www.assinews.it

 

“Piani Formativi Aziendali”: Pubblicato l’avviso

E’ stato pubblicato l’Avviso Pubblico n. 2/2014 “Piani Formativi Aziendali” con Determinazione Dirigenziale del Servizio Formazione Professionale n. 698 del 29 luglio 2014, pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione Puglia n. 108 del 7 agosto 2014.

La Regione Puglia, con questo nuovo strumento, sostiene la Formazione Continua degli occupati fornendo contributi finanziari alle imprese per sostenere lo sviluppo delle competenze e l’aggiornamento professionale delle lavoratrici e dei lavoratori pugliesi.

Gli obiettivi generali dell’avviso sono:

  • rafforzare la competitività del sistema economico e produttivo attraverso l’adeguamento e lo sviluppo delle competenze e della professionalità dei propri dipendenti;
  • sostenere iniziative in materia di formazione e qualificazione professionale che contribuiscano al miglioramento culturale e professionale dei lavoratori;
  • rispondere ai fabbisogni manifestati da singole aziende impegnate in processi di riorganizzazione e/o innovazione o di aggiornamento.

I piani formativi possono essere presentati ed attuati da:

  • singole imprese solo ed esclusivamente per i propri dipendenti;
  • gli organismi di formazione accreditati o accreditandi in base alle disposizioni regionali vigenti.

Le domande dovranno essere compilate telematicamente attraverso la procedura on line Avviso n. 2 – Piani Formativi aziendali – P.O. Puglia F.S.E. 2007-2013 messa a disposizione nella pagina Formazione Professionale al link: Piani Formativi Aziendali 2014

La procedura sarà disponibile a partire dalle ore 14.00 del 01/09/2014 e sino alle ore 14.00 del 16/09/2014

Cartella esattoriale anche senza comunicazione preventiva

La cartella di pagamento emessa nei confronti di un contribuente sottoposto a controllo fiscale può essere valida anche se non è stata preceduta da comunicazione bonaria. Quest’ultima è obbligatoria solo se dal controllo emergono errori o irregolarità commesse, ma non nei casi di ritardato o omesso pagamento di tasse dirette o IVA. Lo stabilisce la Cassazione, confermando un principio altre volte stabilito (es.: sentenza 23 maggio 2012, n. 8137).

Cartella senza notifica

Il caso riguarda una cartella esattoriale emessa nei confronti di una società per mancato versamento all’Agenzia delle Entrate di imposte IVA, IRPEG e IRAP. La Commissione Tributaria Provinciale prima e Regionale poi, avevano in parte accolto il ricorso perché la mancanza di una comunicazione preventiva al contribuente prima di inviare una cartella esattoriale non consente di avvalersi della definizione agevolata.

Il caso

L’Agenzia delle Entrate ha tuttavia opposto ricorso in Cassazione e ha vinto: la Suprema Corte ha ribadito quanto già previsto con la sopra citata sentenza del 2012, ricordando che l’emissione della cartella di pagamento, con le modalità previste dagli articoli 36-bis, comma 3, del Dpr 600 del 1973 (in materia di tributi diretti) e 54-bis, comma 3, del Dpr 633 del 1972 (in materia di IVA), non è condizionata alla preventiva comunicazione dell’esito del controllo al contribuente. A meno che dal controllo non emergano errori nella dichiarazione.

La motivazione

Le cartelle emesse sulla base di indicazioni fornite dal contribuente in sede di dichiarazione dei redditi non necessitano di ulteriori, preventive, comunicazioni. In parole semplici, se il contribuente omette o ritarda pagamenti che lui stesso ha dichiarato di dover effettuare è evidentemente a conoscenza della pretesa tributaria a suo carico. E’ la cartella stessa, in questo caso, a rappresentare la comunicazione al contribuente, in applicazione dell’articolo 36 bis del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (Dpr 600/2973), in base al quale «gli uffici delle imposte procedono alla liquidazione delle imposte dovute in base alle dichiarazioni presentate dai contribuenti e dai sostituti d’imposta, nonché dei rimborsi eventualmente spettanti in base ad esse, sulla scorta dei dati e degli elementi direttamente desumibili dalle dichiarazioni stesse e dai relativi allegati».

Fonte: www.pmi.it

 

False Partite IVA: niente tasse con la denuncia

I contribuenti costretti dal datore di lavoro ad aprire false Partita IVA non devono pagare le tasse come se fossero effettivamente autonomi e l’Agenzia delle Entrate deve sempre controllare l’effettiva regolarità del contratto di collaborazione prima di avanzare richieste fiscali: una sentenza storica, quella della commissione tributaria di Viterbo, ha dato ragione a un operaio edile assunto a Partita Iva mentre in realtà svolgeva mansioni da dipendente. Una classica situazione da “falsa Partita IVA“, insomma.

=> False Partite IVA: gli impegni del Ministero del Lavoro

La sentenza

Il lavoratore con mansioni da subordinato e contratto da consulente si era rifiutato di pagare le tasse come autonomo (IRPEF, IVA e IRAP), presentando denuncia della propria situazione presso la CTP e chiedendo l’annullamento dell’imposizione fiscale. Risultato: il giudice gli ha dato ragione. Non solo: ha anche stabilito che l’Agenzia delle Entrate quando un contribuente apre Partita IVA effettui controlli per stabilire se si tratta effettivamente di un lavoratore autonomo. Non può considerarlo tale e avanzare le relative pretese tributarie solo perché ha aperto Partita IVA.

Per dirla in parole molto più semplici, un lavoratore che avrebbe diritto a un contratto da dipendente e in realtà viene costretto a figurare come autonomo non deve subire oltre al danno contrattuale la beffa fiscale.
Anzi, l’accertamento nei suoi confronti «non ha fondamento giuridico», mentre invece l’Agenzia delle Entrate, davanti all’apertura di una Partita IVA, deve verificare se esiste effettivamente l’inizio di un’attività per cui ricorrono i presupposti per l’applicazione del tributo.

La normativa

Contro le “false Partite IVA” oltre agli impegni ministeriali di effettuare maggiori controlli, un giro di vite è arrivato con la Riforma del Lavoro 2012, che impone paletti più rigidi.

Partite IVA: come applicare la Riforma del Lavoro

I rapporti di lavoro da dipendente mascherati da Partita IVA continuano a essere molto diffusi: ora, oltre alle leggi e agli impegni del ministero, per contrastarli c’è anche una sentenza che rappresenta un importante riferimento giuridico

 

Assunzioni agevolate: bonus 190 euro entro agosto

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Hanno tempo fino ad agosto i datori di lavoro ai cui spetta il bonus assunzioni agevolate per fruire dei 190 euro mensili previsti in caso di nuovi contratti a tempo determinato o indeterminato di lavoratori licenziati per giustificato motivo oggettivo connesso a riduzione, trasformazione o cessazione di attività o di lavoro.

Scadenze

È infatti possibile accedere al recupero introdotto dal decreto direttoriale del Ministero del Lavoro 19 aprile 2013 e dal decreto 390 del 3 giugno 2013, che ha sostituito l’incentivo previsto per la “piccola mobilità”, fino al periodo di paga “Agosto 2014”, ovvero fino alla scadenza fissata per l’invio della denuncia Uniemens di agosto, fissata per il30 settembre 2014.

Bonus 190 euro

Ricordiamo che il bonus di 190 euro mensili spetta in caso di assunzioni a tempo determinato o indeterminato di lavoratori licenziati nei dodici mesi precedenti l’assunzione da imprese che occupano anche meno di quindici dipendenti, a patto che i nuovi datori di lavoro abbiano acceduto entro il 12 aprile 2014 al module “LICE” presente nel Cassetto previdenziale riservato alle aziende –aziende agricole e quindi abbiano inoltrato la relativa istanza telematica all’INPS.
Il beneficio spetta per sei mesi nel caso di rapporti a tempo determinato oppure per dodici mesi per quelli a tempo indeterminato.

BONUS ASSUNZIONI: Domanda per piccola mobilità
Per i rapporti a termine di durata sotto i sei mesi, il bonus spetta in relazione alla minor durata del rapporto, mentre per i contratti a tempo parziale è ridotto in proporzione. Nel caso in cui siano state accolte più istanze per lo stesso lavoratore, il datore di lavoro non potrà superare il bonus complessivo di 1.140 euro (190 euro per 6 mesi), se tutte le istanze accolte si riferiscono a rapporti a tempo determinato, oppure di 2.280 euro (190 euro per 12 mesi) se almeno un’istanza è stata accolta per un rapporto a tempo indeterminato. Per quanto riguarda possibili variazioni contrattuali:
– in caso di aumento della percentuale oraria di lavoro, il bonus mensile rimane fissato in proporzione alla percentuale dichiarata al momento dell’assunzione;
– in caso di diminuzione dell’orario di lavoro, compreso il caso di assunzione a tempo pieno e successiva trasformazione in part time, il datore di lavoro è tenuto a ridurre proporzionalmente il bonus;
– in caso di cessazione anticipata del rapporto di lavoro (rispetto a quanto indicato nell’istanza), il datore di lavoro è tenuto a ridurre proporzionalmente il bonus.

Controlli INPS
L’INPS  si riserva di effettuare controlli sulla veridicità delle attestazioni rese e la sussistenza dei requisiti relativi all’accesso, nonché sulla durata e sull’importo del beneficio.

CONTRIBUTI E BENEFICI: Graduatoria beneficiari

La graduatoria dei datori di lavoro beneficiari del bonus, redatta secondo l’ordine cronologico dell’assunzione, è già stata pubblicata sul sito INPS, ogni azienda può verificare la propria ammissione al beneficio sempre accedendo al Cassetto nella sezione relativa al modulo LICE e osservando l’avviso apposto in calce al modulo di istanza inviato,

CRESCONO GLI ACCANTONAMENTI DELLE FAMIGLIE: COME GESTIRE I RISPARMI?

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Secondo la fotografia scattata dal Centro Einaudi in collaborazione con Intesa Sanpaolo, le famiglie italiane scelgono di risparmiare, per avere un capitale su cui contare nel futuro (puoi scaricare quiil rapporto).
Tradizionalmente, quello italiano è un popolo di risparmiatori, ma, se nei decenni passati si contava sui risparmi per affrontare gli imprevisti, oggi sono considerati una necessità soprattutto pensando ai figli.

Risparmio delle famiglie: in crescita nel 2014

Guardiamo i dati che emergono dal rapporto.

Punto di partenza è la percezione sul reddito: nel 2007 il 62% degli intervistati dichiarava di avere un reddito corrente “sufficiente” o “più che sufficiente”; nel 2013 la percentuale si era ridotta al 56%. Nel 2014 la percentuale è risalita al 58%. Con riferimento al reddito atteso al momento della pensione, il 47,8% del campione prevedeva nel 2007 di poter disporre di entrate “sufficienti” o “più che sufficienti”; nel 2013 la percentuale si era ridotta al 37,3%; nel 2014 si è riportata al 42,1 per cento.
Numeri che attestano un timido ottimismo, ma che, per contro, indicano che per circa 1 italiano su 2 il proprio reddito o la pensione attesa non sono considerati sufficienti. Nonostante questo, o forse proprio per questo, aumenta il risparmio delle famiglie.

Le spese (ove possibile) sono già state tagliate e le  famiglie hanno evidentemente “ripreso il controllo” dei propri budget, riuscendo quindi, più che in passato, ad accantonare dei risparmi.
Aumentano, in particolare, sia i risparmiatori che la propensione media al risparmio.
Nel 2014, è riuscito a mettere da parte dei soldi il 41% degli intervistati, contro il 39% del 2013.  L’aumento di due punti percentuali degli intervistati che dichiarano di essere riusciti a risparmiare si spiega considerando che, tra il 2013 e il 2014, sale dal 16% al 18% la quota di coloro che dichiarano di avere risparmiato senza un’intenzione precisa. Si conferma, secondo il Centro Einaudi, l’ipotesi di un risparmio dettato almeno in parte da generici elementi di cautela nei confronti di un futuro percepito come grandemente incerto.
Un accantonamento che, per ora, si traduce soprattutto in un’accresciuta preferenza per la liquidità, in attesa di individuare le opportune forme per gestire i risparmi. Anche la propensione al risparmio sale, passando dal 10,4% del 2013 al 10,5% dichiarato nel 2014.

Si risparmia pensando ai figli

Le famiglie risparmiano soprattutto per i figli. Le risposte a una serie di domande del rapporto Einaudi confermano che la preoccupazione predominante è quella per il futuro dei figli, rispetto al quale ci si sente vulnerabili.

Nel 2014 il 13% del campione ha indicato come finalità dei risparmi i figli contro l’11,8 del 2013 e appena il 3,3% del 2007. L’acquisto di una casa è la priorità solo per il 5%, mentre è sceso drasticamente il numero di risparmiatori che mette da parte qualcosa per fare fronte agli imprevisti (l’1,1% a fronte dell’11,9 del 2007) e in vista della vecchiaia (il 2,8% dal 3,5 del 2013 e dal 6,5% del 2007).

Rispetto al passato, aumenta anche l’attenzione alle informazioni su come gestire i risparmi, misurabile nel tempo dedicato ad  ottenere informazioni:  il 40,6% degli intervistati vi dedica fino a un’ora a settimana, raggiungendo il livello è il più alto mai raggiunto dal 2006, anno in cui è stata posta per la prima volta la domanda.

Segnali positivi, anche se contrastanti, arrivano anche dalle imprese. Il presidente del Centro Einaudi Salvatore Carruba spiega: «C’è un cambiamento di clima. Al di là dell’ottimismo e del pessimismo, la crisi ha cambiato i paradigmi. Siamo di fronte a un mondo nuovo».

Gestire i risparmi: quali opportunità?

Vogliamo soffermarci su due punti dell’indagine del Centro Einaudi.

Il primo punto è che le famiglie dedicano più tempo a informarsi su come mettere a reddito i propri risparmi. Ciò significa che c’è una maggiore attenzione all’uso dei propri risparmi, e questo conferma che, rispetto al passato, gli accantonamenti sono per molti una sorta di ancora di salvataggio su cui contare per il futuro, pensando soprattutto ai propri figli. Per questo, non si vuole sbagliare, ma si cerca di individuare le soluzioni più sicure e più adatte per gestire i risparmi.

Secondo punto, la maggioranza dei risparmiatori sceglie la liquidità.  Ciò significa che i risparmi sono soprattutto soldi che si riesce a non spendere, ma che  poi non vengono messi a reddito, ma si preferisce metterli nel “salvadanaio”.

Da una parte, dunque, c’è una crescente attenzione al risparmio, con la consapevolezza che è fondamentale per il futuro avere un reddito su cui contare. Dall’altra parte, però, siamo ancora ad una forma “primitiva” di gestire i risparmi.
C’è da chiedersi: questa forma di accumulo è una risposta sufficiente alle preoccupazioni sul futuro che stanno emergendo? Oggi si risparmia per i figli, ma dietro l’angolo c’è il problema della previdenza, con milioni di famiglie che rischiano di trovarsi all’uscita dal mondo del lavoro, con redditi dimezzati. Senza un’efficiente gestione del risparmio, il rischio è che i sacrifici portati avanti dalle famiglie siano vani, perché, alla fine, quanto accantonato non sarà sufficiente a rispondere alle esigenze che emergeranno.
Ci sono formule diverse per gestire i risparmi e mettere a reddito quanto accantonato? Le soluzioni sono molteplici.  Interessanti possono essere i piani di accumulo, che consentono di accantonare una quota di denaro per un determinato periodo. Quanto versato, opportunamente gestito, permette di maturare degli interessi, accrescendo i proprio risparmi. Vantaggio dei piani di accumulo è la flessibilità, perché si può scegliere quanto, come e per quanto tempo versare, in base alle esigenze del bilancio famigliare.

Quello che si sconsiglia è una gestione del risparmio fai da te: meglio affidarsi ad un consulente indipendente, che possa mettere sul tavolo diverse proposte, adatte alle esigenze ed ai progetti della singola famiglia.