{"id":861,"date":"2016-06-21T10:38:09","date_gmt":"2016-06-21T09:38:09","guid":{"rendered":"http:\/\/studiomassimolotti.it\/blog\/?p=861"},"modified":"2016-06-21T10:38:09","modified_gmt":"2016-06-21T09:38:09","slug":"861","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/studiomassimolotti.it\/blog\/2016\/06\/861\/","title":{"rendered":"Previdenza complementare tra opportunit\u00e0 e rischi."},"content":{"rendered":"<div>\n<p><strong><a href=\"http:\/\/studiomassimolotti.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/pensioni.jpg\" rel=\"attachment wp-att-862\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-862\" src=\"http:\/\/studiomassimolotti.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/pensioni.jpg\" alt=\"pensioni\" width=\"280\" height=\"186\" \/><\/a><br \/>\n<em>Aumentano gli iscritti alla previdenza complementare. Ma il suo sviluppo deve superare anche molte insidie. \u00c8 cruciale un\u2019informazione corretta, specie sui piani individuali. Servono strumenti standardizzati, con opzioni di investimento semplici e facilit\u00e0 di confronto tra costi e rendimenti.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><!--more--><br \/>\nLa relazione della Covip<\/strong><\/p>\n<p>Il 7 giugno \u00e8 stata presentata la relazione della Covip per il 2015 (<a href=\"http:\/\/www.covip.it\/\">www.covip.it<\/a>). La Covip \u00e8 l\u2019autorit\u00e0 per la vigilanza sui fondi pensione e controlla tutto il funzionamento della previdenza complementare, cio\u00e8 degli intermediari finanziari che raccolgono e investono il risparmio previdenziale.<br \/>\nI dati della relazione indicano che le adesioni alle varie forme di previdenza complementare (fondi pensione negoziali, fondi aperti o piani individuali per esempio) sono oltre 7 milioni. Se osservato in una prospettiva di medio periodo, si tratta di un aumento significativo rispetto al 2000, anno in cui le adesioni erano meno di 2 milioni (tavola a7 della relazione).<br \/>\nPer molti aspetti, \u00e8 uno sviluppo atteso, perch\u00e9 la diffusione della previdenza complementare dipende in buona misura dal grado di copertura della previdenza sociale, che particolarmente per le nuove generazioni si \u00e8 ridotto in modo significativo dopo le riforme avviate negli anni Novanta. Si tratta per\u00f2 anche di uno sviluppo insufficiente, anche nel confronto internazionale (vedi p. 171 della relazione). Rispetto al totale delle attivit\u00e0 finanziarie delle famiglie, il risparmio previdenziale \u00e8 di entit\u00e0 modesta (3,4 per cento). Inoltre la previdenza complementare \u00e8 ancora poco diffusa tra i giovani e registra tassi di adesione inferiori alla media nelle regioni meridionali e centrali. Sono proprio le giovani generazioni quelle che avranno una copertura minore dalla previdenza sociale e quindi un\u2019esigenza maggiore di copertura integrativa.<br \/>\nUn aspetto collegato al funzionamento del mercato del lavoro riguarda la contribuzione, che per molti aderenti ai fondi non \u00e8 regolare. Si stima che ogni anno circa un quarto degli iscritti alla previdenza complementare non effettua alcun versamento, con la conseguenza che le prestazioni in futuro risentiranno di vuoti contributivi.\u00a0Un secondo problema \u00e8 la frammentazione del settore. A fine 2015, solo dodici fondi (su quasi 500) raccoglievano pi\u00f9 di 100mila iscritti; oltre la met\u00e0 aveva meno di mille iscritti, in gran parte fondi istituiti prima del 1992. La struttura del mercato \u00e8 quindi molto dispersa; un aumento delle dimensioni dei fondi concorrerebbe a ridurre i costi di gestione e le rendite di posizione, oltre che a migliorare la qualit\u00e0 stessa della gestione.\u00a0Dopo la crisi finanziaria del 2008 i rendimenti netti sono stati mediamente superiori al rendimento del Tfr- trattamento di fine rapporto (che ha oscillato tra 1,2 e 3,5 per cento).<br \/>\nRendimenti pi\u00f9 elevati corrispondono per\u00f2 a maggiori rischi finanziari; infatti, alcuni tipi di fondi sono soggetti a un\u2019elevata variabilit\u00e0 dei rendimenti, in particolare le linee di investimento a maggiore contenuto azionario. Inoltre i costi della previdenza complementare sono molto eterogenei e sono particolarmente elevati (superiori al 2 per cento annuo) proprio per i fondi che si sono maggiormente diffusi negli anni recenti, i cosiddetti Pip, cio\u00e8 forme pensionistiche individuali realizzate attraverso contratti di assicurazione sulla vita (vedi p. 44 della relazione). Si tratta di fondi di compagnie assicurative che dispongono di reti di distribuzione robuste e diffuse, con i relativi sistemi di remunerazione e incentivazione. Per lo pi\u00f9, al termine del piano di accumulo, il capitale viene ritirato in un\u2019unica soluzione, molto raramente trasformato in rendita (vedi p. 138 della relazione).<br \/>\nLa funzione previdenziale dei Pip \u00e8 limitata anche per il fatto che le compagnie di assicurazione hanno la possibilit\u00e0 di rivedere i coefficienti di conversione del capitale in rendita al termine del piano di accumulo, un elemento che limita la copertura dal rischio di longevit\u00e0 di questi prodotti assicurativi. La loro diffusione \u00e8 favorita anche da una rete di distribuzione che spesso enfatizza i vantaggi (in termini di rendimenti realizzati negli ultimi anni), senza sottolineare i costi di gestione molto elevati, l\u2019esposizione al rischio finanziario e la limitata copertura dei rischi legati alla durata della vita.<\/p>\n<p><strong>Aumentano i rischi finanziari<\/strong><\/p>\n<p>Le decisioni pi\u00f9 importanti di una persona in materia finanziaria sono quelle legate alla pianificazione del risparmio per la vecchiaia. La maggiore diffusione di informazioni programmata da Inps con la cosiddetta busta arancione rappresenta un\u2019occasione importante per aiutare gli individui a valutare l\u2019opportunit\u00e0 di investire nella previdenza complementare.<br \/>\nAnche per la previdenza complementare l\u2019obiettivo \u00e8 diffondere informazioni sui costi, i rendimenti, i rischi e le prestazioni che gli iscritti potranno attendersi di ricevere al momento del pensionamento.\u00a0Le riforme della previdenza sociale che si sono succedete nel tempo a partire dalla riforma Dini e la minore stabilit\u00e0 delle carriere lavorative hanno aumentato l\u2019esposizione delle famiglie ai rischi legati al reddito e agli investimenti finanziari. Lo sviluppo della previdenza complementare rappresenta dunque un\u2019opportunit\u00e0, ma deve superare anche molte insidie.<br \/>\nDi fronte del diffuso analfabetismo finanziario, la letteratura indica che interventi sporadici e parziali di educazione finanziaria hanno un\u2019efficacia limitata e di breve periodo. D\u2019altro canto, se chi vende un prodotto finanziario, assicurativo o previdenziale svolge allo stesso tempo una funzione di consulenza, si instaura un inevitabile conflitto di interesse, che potrebbe trovare soluzione in una revisione, anche profonda, dei meccanismi di remunerazione dei venditori.<br \/>\nIn questo quadro, l\u2019informazione gioca un ruolo fondamentale. Per renderla efficace \u00e8 fortemente auspicabile che lo sviluppo della previdenza complementare, particolarmente dei piani individuali, avvenga con la diffusione di strumenti standardizzati, anche a livello europeo, con opzioni di investimento semplici e limitate nel numero, facilit\u00e0 di confronto tra costi e rendimenti, in modo da favorire la comparabilit\u00e0 tra piani diversi e la concorrenza tra operatori.<br \/>\n&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.<br \/>\n<em>Fonte<\/em>: <strong>www.lavoce.info<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"condivisione\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Aumentano gli iscritti alla previdenza complementare. Ma il suo sviluppo deve superare anche molte insidie. \u00c8 cruciale un\u2019informazione corretta, specie sui piani individuali. 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