{"id":83,"date":"2014-08-07T20:52:13","date_gmt":"2014-08-07T18:52:13","guid":{"rendered":"http:\/\/studiomassimolotti.it\/blog\/?p=83"},"modified":"2014-09-08T13:32:43","modified_gmt":"2014-09-08T11:32:43","slug":"quale-futuro-per-la-previdenza-integrativa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/studiomassimolotti.it\/blog\/2014\/08\/quale-futuro-per-la-previdenza-integrativa\/","title":{"rendered":"Quale futuro per la previdenza integrativa?"},"content":{"rendered":"<p>Se a una prima lettura delle statistiche viene naturale commentare positivamente la forte crescita degli aderenti alla previdenza integrativa, a una lettura pi\u00f9 approfondita emergono diversi elementi di criticit\u00e0, alcuni congiunturali e alcuni strutturali, legati allo sviluppo della copertura pensionistica privata in Italia.<\/p>\n<p>Dalla fine del 2007, gli aderenti complessivi alla previdenza integrativa sono infatti cresciuti del 5 per cento medio annuo, portandosi da 4 milioni e mezzo di fine 2007 a 5 milioni e 800 mila a fine 2012 (Fig. 1).<\/p>\n<p>Tali dati ci dicono s\u00ec che 1 lavoratore su 4 \u00e8 attualmente iscritto a una qualche forma di previdenza integrativa, sia essa un fondo pensione o una polizza PIP, ma non sono univocamente interpretabili n\u00e9 con rifermento alla loro diffusione tra la popolazione, n\u00e9 tanto meno con riferimento alla congruit\u00e0 o meno della scelta effettuata e\/o del piano di versamenti pianificato per integrare in maniera adeguata la pensione pubblica attesa alla fine della propria carriera lavorativa.<\/p>\n<p>Facendo riferimento alla copertura, se consideriamo i soli fondi pensione negoziali, la principale fra le forme di nuova istituzione in termini di attivo netto, emerge infatti un quadro di maggiore criticit\u00e0.<\/p>\n<p>Gli aderenti ai fondi pensione negoziali evidenziano una lenta riduzione gi\u00e0 dal 2009, ovvero dalla prima fase della recessione, particolarmente rilevante per i fondi di maggiore dimensione.<\/p>\n<p>La debolezza delle adesioni non trova completa giustificazione nella flessione dell\u2019occupazione: rispetto alla situazione in essere dopo la riforma sulla destinazione del TFR del 2007 (quando, lo ricordiamo, i lavoratori dipendenti del settore privato sono stati chiamati a decidere se destinare o meno il TFR alla previdenza integrativa, e, pertanto, hanno di fatto scelto se aderire o meno a un piano pensionistico, fermo restando la possibilit\u00e0 di iscriversi anche successivamente), il tasso di adesione, che misura gli aderenti effettivi in rapporto al bacino dei potenziali aderenti, si \u00e8 ridotto per quasi tutti i fondi pensione e talvolta anche in maniera significativa.<\/p>\n<p>Pesa sul segmento dei fondi pensione negoziali una maggiore difficolt\u00e0 a proporsi in maniera efficace ai lavoratori non ancora iscritti, mentre i diversi canali distributivi dell\u2019industria finanziaria propongono alla clientela prodotti a adesione individuale, il cosiddetto III pilastro, che infatti continua a caratterizzarsi per una crescita degli iscritti pi\u00f9 intensa.<\/p>\n<p>Rimangono perci\u00f2 ancora ampi i margini di crescita del segmento dei fondi pensione negoziali, in termini di iscritti, di flussi raccolti e di masse gestite, tenendo conto che per molte realt\u00e0, anche di maggiore dimensione, i tassi di adesione sono ancora inferiori alla met\u00e0 dei potenziali aderenti.<\/p>\n<p>Anche con riferimento all\u2019adeguatezza, l\u2019evoluzione delle adesioni non pu\u00f2 considerarsi pienamente indicativa della congruit\u00e0 del sistema pensionistico privato a integrare tassi di sostituzione (livello di pensione in rapporto all\u2019ultimo reddito da lavoro) della previdenza pubblica progressivamente meno generosi quando si tiene conto dei seguenti fenomeni: \u00e8 diventato un fenomeno pressoch\u00e9 strutturale quello delle sospensioni o riduzione dei contributi versati, alla luce delle crescenti difficolt\u00e0 dell\u2019economia che comportano una scarsa formazione di risparmio, compreso quello accantonato a scopo previdenziale.<\/p>\n<p>Nel 2012, 1 iscritto su 5 (ovvero 1.2 milioni di aderenti) non ha effettuato versamenti e il numero degli iscritti non versanti \u00e8 pi\u00f9 che raddoppiato dal 2008 a oggi, coinvolgendo soprattutto i lavoratori autonomi; il tutto si accompagna a una crescita degli aderenti con una posizione individuale nulla o irrisoria, pari a fine 2012 a 230 mila unit\u00e0, 30 mila in pi\u00f9 rispetto a fine 2011, 1\/5 degli iscritti non versanti; se i fattori descritti in precedenza si riflettono negativamente sui contributi raccolti, gli effetti negativi della crisi sono visibili anche sul fronte delle uscite. Sono infatti in crescita le anticipazioni e i riscatti, parziali e totali, dovuti alla crescita della cassa integrazione, della messa in mobilit\u00e0 e riconducibili a un periodo di inoccupazione superiore a 48 mesi.<br \/>\nAi fattori \u201ccongiunturali\u201d descritti in precedenza, si aggiunge la difficolt\u00e0 \u201cstrutturale\u201d del segmento della previdenza integrativa a diffondersi in maniera adeguata. Ad oggi \u00e8 ancora bassa la copertura delle fasce di popolazione pi\u00f9 giovani (esposte in maniera importante al problema di riduzione delle coperture pubbliche, anche per le note difficolt\u00e0 a entrare nel mondo del lavoro), dei lavoratori autonomi (per i quali \u00e8 particolarmente rilevante, anche dopo le riforme pi\u00f9 recenti, la riduzione del tasso di sostituzione), e dei dipendenti delle aziende con meno di 50 addetti, molto diffuse nel tessuto produttivo italiano.<\/p>\n<p>Cosa possiamo aspettarci nei prossimi anni? La ripresa economica non sar\u00e0 tale da imprimere una svolta significativa al mercato del lavoro e il reddito disponibile delle famiglie, stretto tra pressione fiscale e livelli elevati di disoccupazione, recuperer\u00e0 lentamente e solo a partire dal prossimo anno. Ne discende per i fondi pensione un quadro non dissimile da quello qui descritto, pur se in attenuazione nei prossimi anni. In particolare, in base alle nostre previsioni[1], la raccolta netta dei fondi pensione negoziali &#8211; la cui riduzione, in atto dal 2010, sta pesando sui flussi netti complessivi in fondi pensione (Fig. 2) &#8211; potr\u00e0 ancora ridimensionarsi nel 2013, come effetto dell\u2019ulteriore contrazione degli aderenti, in linea con quella dell\u2019occupazione, e della crescita di anticipazioni e riscatti.<\/p>\n<p>I volumi raccolti potranno crescere solo dal prossimo anno, inizialmente grazie al riassorbimento dei lavoratori in Cig e successivamente per il modesto miglioramento dell\u2019occupazione. Tenendo conto dello scenario macroeconomico particolarmente debole, serviranno almeno tre anni per poter ritornare ai livelli del 2009.<\/p>\n<p>Il tasso di adesione (nell\u2019ipotesi in cui rimanga immutato il bacino dei potenziali aderenti), invece, nel prossimo triennio potr\u00e0 risultare ancora inferiore ai livelli del 2012, riuscendo a recuperare solo marginalmente la flessione sperimentata per quattro anni consecutivi, dal 2010 al 2013. Il problema della creazione di posti di lavoro diventa quindi sempre pi\u00f9 urgente per il benessere totale delle popolazione nel medio periodo, anche da questo punto vista. Il rischio infatti \u00e8 che si vada verso una divaricazione delle condizioni economiche tra chi \u00e8 dentro il mercato del lavoro e chi ne rimane fuori per lunghi periodi (giovani, donne e ampie fasce di lavoratori autonomi) anche attraverso la maggiore difficolt\u00e0 a costruire un percorso di copertura pensionistica, pubblica e privata.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/studiomassimolotti.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/risp-130927-1.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-84\" src=\"http:\/\/studiomassimolotti.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/risp-130927-1.png\" alt=\"risp-130927-1\" width=\"290\" height=\"234\" \/><\/a><a href=\"http:\/\/studiomassimolotti.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/risp-130927-2.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-85\" src=\"http:\/\/studiomassimolotti.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/risp-130927-2.png\" alt=\"risp-130927-2\" width=\"290\" height=\"234\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fonte:\u00a0http:\/\/www.prometeia.it\/it-it\/l-atlante\/il-mercato-del-risparmio\/quale-futuro-per-la-previdenza-integrativa.aspx?idC=64658&amp;idO=24730&amp;LN=it-IT<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se a una prima lettura delle statistiche viene naturale commentare positivamente la forte crescita degli aderenti alla previdenza integrativa, a una lettura pi\u00f9 approfondita emergono diversi elementi di criticit\u00e0, alcuni congiunturali e alcuni strutturali, legati allo sviluppo della copertura pensionistica privata in Italia. 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