
L’articolo 1, comma 41, della legge dell’ 8 agosto 1995, n. 335 e successive modifiche e integrazioni, ha disposto l’estensione della disciplina del trattamento pensionistico a favore dei superstiti di assicurato e pensionato vigente nel regime dell’assicurazione generale obbligatoria a tutte le forme esclusive e sostitutive di detto regime (Decreto legislativo luogotenenziale 18 gennaio 1945, n. 39; Legge 21 luglio 1965, n. 903).
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Pensioni: dall’INPS nuovi chiarimenti sul cumulo con i redditi da lavoro autonomo

Il D.Lgs. 503/1992, nell’introdurre il divieto di cumulo della pensione con i redditi da lavoro autonomo, dispone, ai fini dell’applicazione del divieto, che i titolari di pensione sono tenuti a produrre all’ente erogatore della pensione la dichiarazione dei redditi da lavoro autonomo riferiti all’anno precedente, entro lo stesso termine previsto per la dichiarazione ai fini dell’Irpef per il medesimo anno.
Mini guida alla pensione supplementare.

Quando il lavoratore è titolare di un trattamento pensionistico principale e di ulterioricontributi che non sono sufficienti a far maturare il diritto ad una pensione autonoma, può richiedere l’erogazione di una pensione supplementare (prestazione economica liquidata al dipendente in possesso di alcuni requisiti precisi).
Pensione anticipata con sistema contributivo: esempio di calcolo.

Con il metodo di calcolo contributivo gli assegni pensionistici più bassi caleranno tra il -10% ed il -35%. A sostenerlo è l’ufficio studi della UIL, che ha effettuato dei calcoli sull’impatto della Riforma delle Pensioni proposta dal Presidente dell’INPS, Tito Boeri: ilprezzo da pagare per la flessibilità in uscita sarà molto più caro di quanto promesso. I lavoratori che dovessero optare per l’uscita anticipata, secondo le ipotesi di Rifirma delle Pensioni INPS che prevedono il calcolo con il metodo contributivo puro, si vedranno tagliare una fetta consistente del proprio assegno previdenziale, ben superiore allo scostamento tra il 7% e il 10% rispetto al calcolo attuale preannunciato da Boeri.
REGIME DEI MINIMI: REQUISITI E CARATTERISTICHE DEL NUOVO REGIME FISCALE.
REQUISITI:
- I ricavi e/o compensi non debbono superare determinate soglie stabilite in funzione della attività svolta:
- Spese per prestazioni di lavoro: Devono essere sostenute entro il limite di 5.000,00 annue e possono riguardare:
- Lavoro accessorio di cui all’art. 70 del d.lgs. 276/2003 (voucher)
- Reddito di lavoro dipendente (art. 49 del TUIR)
- Reddito assimilato a quello di lavoro dipendente (c e c-bis dell’art. 50 TUIR)
- Somme erogate agli associati sotto forma di partecipazione agli utili in caso di apporto di solo lavoro;
- Compensi erogati all’imprenditore e ai suoi familiari (art. 60 TUIR)
Non concorrono al computo dei 5.000,00 le somme dovute per:
- Somme erogate agli associati sotto forma di partecipazioni agli utili in caso di apporto di capitale o capitale e lavoro;
- Somme erogate per prestazioni occasionali (art. 67 TUIR)
- Il valore dei beni strumentali (posseduti a titolo di proprietà, leasing e/o comodato) al 31/12/2014 non deve essere superiore a 20.000,00 euro.
- Nell’anno precedente la entrata del regime dei minimi, la percezione di redditi di lavoro dipendente e/o di pensione non deve essere superiore a quelli di impresa o arte e professione. Tale regola è disapplicata quando la somma tra i redditi di impresa e/o arte e professione e quelli di dipendente e/o pensionato non sia superiore a 20.000,00 euro.
AGEVOLAZIONI APPLICATE:
- CALCOLO DEL REDDITO: Il reddito imponibile si determina forfettariamente applicando ai ricavi e/compensi percepiti nel periodo di imposta un coefficiente di redditività differenziato per tipologia di attività:
- RITENUTE D’ACCONTO: I contribuenti in regime dei minimi non operano come sostituti di imposta ma devono indicare nella propria dichiarazione dei redditi i codici fiscali e i relativi compensi dei percettori che, nel regime ordinario, sarebbero assoggettati a ritenuta d’acconto
- IRAP: I contribuenti minimi sono esonerati dal pagamento dell’IRAP e, pertanto, non devono presentare la relativa dichiarazione
- DETRAZIONI PER CARICHI DI FAMIGLIA: Non si applicano le detrazioni per carichi di famiglia ma il reddito percepito va considerato al fine di verificare se il soggetto può essere considerato fiscalmente a carico (reddito inferiore a 2.840,51 euro)
- STUDI DI SETTORE: I contribuenti minimi sono esonerati dagli studi di settore
- IVA sulle fatture: I contribuenti minimi non addebitano l’IVA nelle fatture emesse.
- AVVIO DI NUOVE ATTIVITA’: Riduzione di 1/3 del reddito determinato forfetariamente per i primi 3 anni di attività;
- BONUS PREVIDENZIALE: I contribuenti in regime dei minimi hanno la facoltà di NON versare la contribuzione minima alle gestioni artigiani e commercianti e pertanto di calcolare i contributi dovuti in percentuale sul reddito dichiarato ai fini fiscali. Tale bonus previdenziale NON SI APPLICA ai professionisti iscritti alle relative casse di previdenza.
SCADENZA PER LA DICHIARAZIONE DI ACCESSO: 28/02/2015
Pensioni: Gli effetti della riforma Dini venti anni dopo.

Per la prima volta dal 1995 il tasso di rivalutazione del montante contributivo per l’anno 2014 avrà segno negativo (-0,1927 per cento).
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Pensioni: Cosa prevede la Riforma Fornero.
Come calcolare la pensione

L’Inps sta sperimentando la “busta arancione” cioè il sistema di calcolo che consentirà ai lavoratori di ottenere una proiezione della loro pensione futura. Che non sarà inviata per posta, ma potrà essere ottenuta direttamente online. L’obiettivo è far partire il sistema l’anno prossimo, dopo 19 anni di annunci e attese.
Il 42% dei giovani lavoratori di oggi avrà pensione sotto mille euro a mese
ROMA – Il 42% dei giovani (25-34 anni) lavoratori dipendenti di oggi andra’ in pensione intorno al 2050 con meno di 1.000 euro al mese. E’ quanto emerge dai risultati del primo anno di lavoro del progetto ‘Welfare, Italia. Laboratorio per le nuove politiche sociali’ di Censis e Unipol.
La ricerca – sulla base di una stima del Censis su dati Istat e Ragioneria generale dello Stato – sottolinea come attualmente i dipendenti in questa fascia di età che guadagnano una cifra inferiore ai 1.000 euro siano il 31,9%. “Ciò significa che in molti si troveranno ad avere dalla pensione pubblica un reddito addirittura più basso di quello che avevano a inizio carriera”, spiega l’indagine. E ricorda che “la previsione riguarda i più ‘fortunati’, cioé i 4 milioni di giovani oggi ben inseriti nel mercato del lavoro, con contratti standard: poi ci sono 1 milione di giovani autonomi o con contratti atipici e 2 milioni di giovani che non studiano né lavorano”. Inoltre, il rapporto Censis e Unipol, evidenzia che l’Italia é uno dei Paesi più vecchi e longevi al mondo: “Nel 2030 gli anziani over-64 anni saranno più del 26% della popolazione totale: ci saranno 4 milioni di persone non attive in più e 2 milioni di attivi in meno”.
Quindi, “il sistema pensionistico dovrà confrontarsi con seri problemi di compatibilità ed equità”. Per Censis e Unipol “se le riforme delle pensioni degli anni ’90 hanno garantito la sostenibilita’ finanziaria a medio termine del sistema, oggi preoccupa il costo sociale della riduzione delle tutele per le generazioni future”. Infatti, spiega l’indagine, “a fronte di un tasso di sostituzione del 72,7% calcolato per il 2010, nel 2040 i lavoratori dipendenti beneficeranno di una pensione pari a poco più del 60% dell’ultima retribuzione (andando in pensione a 67 anni con 37 anni di contributi), mentre gli autonomi vedranno ridursi il tasso fino a meno del 40% (a 68 anni con 38 anni di contributi)”.
Fonnte: www.ansa.it
Pensione e cassa integrazione: cosa succede quando un’azienda è in crisi
Pensione e cassa integrazione, in effetti, sembrerebbero non andare d’accordo. La prima, la pensione, si percepisce quando si raggiungono i requisiti per uscire dal mondo del lavoro. La cassa integrazione è, in tutte le sue declinazioni (ordinaria, straordinaria, in deroga), un ammortizzatore sociale: al lavoratore temporaneamente sospeso dal lavoro, per volontà dell’azienda, viene garantito un reddito, che equivale ad una percentuale dello stipendio, versato dall’Inps. I periodi di cassaintegrazione valgono per maturare il diritto alla pensione? E come funziona la contribuzione?
Pensione e cassa integrazione
Ad oggi, i periodi di cassa integrazione sono considerati utili per maturare il diritto alla pensione, di qualunque tipo si tratti (vecchiaia o anticipata), sia per quanto riguarda il requisito anagrafico che per l’ammontare. Sono utili anche per il diritto e per la misura di tutte le altre prestazioni Inps. Un principio che vale per tutte le forme di cassa integrazione guadagni:
- ordinaria: ai lavoratori dipendenti da imprese industriali, esclusa l’edilizia;
- speciale: ai lavoratori dipendenti da imprese artigiane e industriali;
- straordinaria: ai lavoratori dipendenti da imprese del settore industriale che abbiano occupato mediamente più di 15 dipendenti; imprese del settore edile; aziende commerciali con più di 200 dipendenti; aziende di mensa e ristorazione.
Ma come è possibile che ad un lavoratore vengano accreditati mesi di lavoro e contributi senza che nessuno li versi? Qui entrano in scena i contributi figurativi.
Cassa integrazione: cosa sono i contributi figurativi
I contributi figurativi sono contributi “fittizi” (cioè non versati né dal datore di lavoro né dal lavoratore) che vengono accreditati dall’Inps sul conto assicurativo del lavoratore per periodi in cui si è verificata una interruzione o una riduzione dell’attività lavorativa e di conseguenza non c’è stato il versamento dei contributi obbligatori da parte del datore di lavoro. In pratica, si tratta di soldi pubblici, che vengono erogati attraverso l’Inps. Come spiega una guida dell’INPS dedicata ai contributi figurativi, la legge individua le ipotesi nelle quali possono essere accreditati, d’ufficio o su domanda del lavoratore, senza alcun costo per l’assicurato Per chi è in cassa integrazione, i contributi figurativi vengono accreditati d’ufficio. Lo stesso vale per chi ha un contratto di solidarietà, per i lavoratori socialmente utili, per chi percepisce indennità di mobilità, disoccupazione. Devono invece fare domanda chi si assenta dal posto di lavoro per servizio militare, malattia e infortunio, donazione del sangue, congedo per maternità durante il rapporto di lavoro, riposi giornalieri, malattia del bambino, congedo per gravi motivi familiari, permesso retribuito ai sensi della legge 104/92 (handicap grave), congedo straordinario ai sensi della legge 388/2000 (handicap grave), periodi di aspettativa per lo svolgimento di funzioni pubbliche elettive o per l’assunzione di cariche sindacali. Per avere diritto ai contributi figurativi è necessario avere versato almeno un contributo obbligatorio settimanale prima del periodo di disoccupazione, ovvero avere svolto, per almeno una settimana, un’attività lavorativa soggetta all’assicurazione previdenziale obbligatoria. Ma come si calcolano i contributi figurativi? Per chi è in cassa integrazione, sono determinati prendendo come riferimento la retribuzione utilizzata per il calcolo dell’integrazione salariale o dell’indennità di mobilità, che in linea di massima (ma per ogni caso specifico, ci sono variazioni) è l’80% della retribuzione persa. Su questo importo si applicano le aliquote di calcolo della contribuzione: il risultato sarà accreditato dall’Inps. Restano esclusi da tutto questo i collaboratori occasionali, Partite Iva, lavoratori con contratti a progetto. Per loro, infatti, la sospensione dal lavoro per motivi di crisi aziendale, non danno diritto agli ammortizzatori sociali: semplicemente, vengono lasciati a casa.
Pensione e cassa integrazione: il sistema dei contributi figurativi è sostenibile?
Secondo l’ultimo bilancio sociale dell’Inps, nel 2012 la spesa per i contributi figurativi per la Cassa integrazione è stata di 2,7miliardi di euro, il 20,9% in più rispetto al 2011 e in forte crescita anche rispetto ai 2,5 miliardi del 2010. In totale, i contributi figurativi per cassa integrazione, mobilità e disoccupazione sono stati di 10,1miliardi in crescita del 21,4% rispetto al 2011. Abbiamo già detto diverse volte che l’Inps non naviga in buone acque. Il risultato di eserciziodell’Inps per il 2013 sarà negativo per 14,4miliardi, e per il 2014 è atteso un rosso di altri 4,5miliardi. Le ragioni sono molteplici, dall’incorporazione dell’Inpdap alle dinamiche demografiche, che vedono un aumento del numero di pensionati che percepiscono assegni di importanti (grazie al calcolo retributivo), e, di contro, sempre meno lavoratori che percepiscono stipendi bassi. In tutto questo, prestazioni a carico dell’Inps come la cassa integrazione continuano ad aumentare: nel primo trimestre del 2014, la cassa straordinaria è aumentata del 10,21%, secondo quanto riportato dall’Osservatorio della Cgil. E anche quando ci sono dei cali, gli esperti spiegano che il motivo è che le aziende chiudono, per cui non c’è più bisogno di sospendere o ridurre temporaneamente il lavoro. Primo punto: in questo quadro, potrà l’Inps continuare a versare contributi figurativi? E fino a quando? Secondo punto, l’importo della contribuzione viene calcolato su una percentuale dello stipendio, che vuol dire che il montante contributivo, che è la base su cui calcolare la pensione, sarà più dimensionato rispetto a quello che sarebbe stato in caso di lavoro pieno, con effetti negativi sull’importo della pensione. Un cassaintegrato deve, dunque, preoccuparsi per la sua pensione? Come sempre, non c’è mai una risposta unica per tutti. L’importante è essere informati e consapevoli della propria situazione, per porre eventualmente rimedio in tempo.



